E Zezi con la Zeza all’ex Asilo Filangieri di Napoli

EPSON scanner ImageIl Gruppo Operario E Zèzi diretto dal fondatore “O’ Prufusssore”, Angelo De Falco, sta percorrendo il suo quarantesimo anno di vita da quando una pattuglia operaia dell’Alfasud di Pomigliano d’Arco iniziò a sperimentarsi come soggetto musicale e teatrale, di espressione artistica del proprio vissuto, di ricerca e rivisitazione del patrimonio musicale popolare della Campania.  Una originale realtà conosciuta ed apprezzata in Italia ed in Europa.

Dalla tradizione di Carnevale  come si legge nel “Resoconto emozionato delle marce carnevalesche degli Zezi” del ricercatore sociale Daniele Cestellini “prendono forma le nuove contraddizioni che gli Zezi abbracciano, come sempre, per spezzare la linea di una coerenza falsa e assordante. Contro la coerenza politica – nella misura in cui l’amministrazione delle risorse non prevede neanche gli avanzi dei beni pubblici e comuni per i pulcinelli. Contro la coerenza (a)sociale – nella misura in cui i ‘ro nicoli proclamano e stracciano, sparano e invalidano, delegittimano, storpiano e isolano il dissenso. Contro la coerenza nel costume. Un costume dominato dall’aspettativa, sulla quale si ordina la vita intera, vissuta (e non solo immaginata) sulle punte e col collo avanti a sperare (anche solo) di vedere qualcuno che arrivi a salvarci (il principe azzurro, il governo tecnico, la Quaresima). Contro questa nuova forma di coerenza che calibra e misura le aspettative in base alla disposizione a subire e a posizionarsi nella nefasta zona grigia (sono così ma vorrei essere cosà, sto qui ma…) – nella misura in cui le zeze e le vicenzelle addentano l’amo di una condizione (pubblica) agognata. E per questo abbaglio, che lascia solo scintille sterili, amputano la sfera delle relazioni concrete, dei vincoli di base. Amputazioni che creano disorientamento: e si sa, chi è disorientato va guidato, accudito (ed è facile farlo), che vuol dire anche governato, perché è in una condizione di bisogno”.

Antonio Castaldo

 

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