Scavi di Pompei:ribasso oltre 50% anche per terzo appalto GPP

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Ancora ribassi superiori al 50% per il Grande Progetto Pompei. Dopo i casi delle domus del Criptoportico e dei Dioscuri, è la volta del restauro della domus di Sirico. Terza gara e terzo ribasso record. I dati dell’aggiudicazione sono riportati nella Gazzetta Ufficiale del 20 maggio 2013: ” Sezione II: oggetto: Procedura ristretta. Lavori di consolidamento e restauro delle strutture della Casa di Sirico in Pompei Scavi Intervento n.10. Importo compl.vo Euro 1.243.326,33 +Iva. Oneri sicurezza: E 21.777,26 +Iva. Data aggiudicazione: 15/03/13. Imprese offerenti: 31. Aggiudicataria: Perillo Costruzioni generali s.r.l. Ribasso offerto: 54,950%”. Un copione che si ripete per gli appalti del Grande Progetto Pompei. I primi due del marzo scorso, infatti, avevano suscitato polemiche ed interventi di parlamentari, sindacati e addetti ai lavori per lo stesso motivo.  Il restauro alla domus del Criptoportico è stato affidato con un ribasso del 52,11% (305 mila euro contro una base d’asta di 456mila euro). Per i lavori alla domus dei Dioscuri il ribasso è stato del 56,70%   (685mila euro contro una base d’asta di 1.430mila euro). Secondo i dati riportati dalla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 18 marzo 2013, ad aggiudicarsi la gara anche in questi due casi è la società Perillo costruzioni generali. A lanciare l’allarme sui ribassi la Fillea CGIL, l’organizzazione degli edili che riunisce anche gli operatori del restauro e della’archeologia. In riferimento ai due primi appalti il sindacato aveva appunto sostenuto che “le gare per l’assegnazione dei primi due lotti dei restauri rischiano di far partire con il piede sbagliato quel Cantiere Grande Pompei”. Il ribasso superiore al 50% sarebbe una modalità che per il sindacato “cozza con i principi di qualità e trasparenza che dovrebbero invece caratterizzare gli appalti pubblici. Per scendere così tanto rispetto ad una base d’asta, che in genere corrisponde ad una stima realistica del costo dell’opera, dove si andrà a risparmiare? La risposta  è facile, sul lavoro”. Un caso che si ripete, quindi, e che solleva dubbi e timori sintetizzati nel commento forte di Antonio Irlando, presidente dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale: “Ma come è possibile offrire ribassi di gran lunga superiori a quelle che sono le regolari percentuali di utile che un’impresa realizza su opere pubbliche? Ciò che sta accadendo a Pompei ci lascia perplessi perché a fronte di delicati restauri con progetti esecutivi e capitolati che certamente devono ritenersi rigorosi ed accurati, riesce poco comprensibile un terzo ribasso consecutivo di valore superiore al 50%. Nonostante le rassicurazioni del ministro Bray,- conclude Irlando – l’emergenza a Pompei incalza anche per il ritardo di oltre 8 mesi sull’attuazione dei primi restauri del Grande Progetto Pompei”.

Claudia Malafronte

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