Egitto: la quiete dopo la tempesta

il cairo - la quiete dopo la tempesta“L’Egitto sotto assedio”; “L’Egitto in fiamme”; “L’Egitto in rivolta e verso una guerra civile”. I notiziari trasmettono titoli allarmanti, la tensione sale e il pericolo si avverte ormai anche all’esterno: pronti allora a rispondere a telefonate e messaggi di familiari e amici; magari il nostro punto di vista può fare la differenza.

È in una Cairo in subbuglio e confusa più del normale che si percepisce l’assurdità della storia. Eravamo abituati al suono dei clacson fino a tarda notte, la città ci aveva infastidito con le sue musiche e le urla di ragazzini in motorino; ma quella metropoli che non muore mai è ora silente. Alle 19:00 in punto negozi, chioschi e ristoranti iniziano a spegnere le luci, le strade si svuotano e a fare da protagonista una strana ed inquietante tranquillità. È una Cairo insolita che spaventa e preannuncia una nuova giornata di sangue e scontri. Ci prepariamo così a trascorrere il giorno successivo incollati al televisore che ripete le stesse immagini ora per ora, ci scambieremo di nuovo riflessioni e le nostre bacheche facebook saranno pronte ad accogliere ritratti di martiri, post di odio verso i militari o di incitamento alla lotta, ma anche foto di spiagge e paesaggi lontani. La vita continua: nascite, matrimoni e dei giovani che tentano una partita di calcio durante il coprifuoco.

Se ci fermiamo un attimo avvertiamo di vivere in una realtà paradossale. Siamo così vicini al pericolo tanto da scansarlo, come avvolti e rinchiusi in una sfera di cristallo, siamo inconsapevolmente al sicuro e protetti; eppure, vi è qualcosa che ci tiene svegli proprio nell’ora dell’adhān, quando il muezzin richiama i fedeli alla preghiera. D’improvviso un rumore, lontano e vicino allo stesso tempo, sembra somigliare a un colpo di pistola; sembra… perché siamo abituati a tranquillizzare e tranquillizzarci. Ma qualcuno ha sparato. Siamo portati a rassicurare gli altri e così diventiamo vittime di una realtà illusoria, di una realtà che non fa parte della nostra quotidianità ma che si percepisce solo tramite i mass media. È una realtà che non tocchiamo, a cui ci accostiamo raramente quando dalla finestra vediamo un gruppo di manifestanti dirigersi verso piazza Tahrir, o ci fermiamo al passaggio di militari su carri armati per difenderci dal nemico. Li osserviamo per un istante, consci che qualcosa sta cambiando, ma che è diventato ormai parte della nostra idea di normalità.

La preoccupazione generale ci trasforma in “vittime” di una situazione difficile da  razionalizzare; un eventuale rientro sarà avvertito come vittorioso, perché scampati alla “guerra” e quindi “superstiti”. Ci attribuiranno appellativi che non ci rappresentano e vi saranno commenti a tratti assurdi, ma plasmati da quel linguaggio mediatico, stereotipato e standardizzato, che controlla le nostre menti e la nostra percezione della realtà; il digitale è la nuova forma di assoggettamento che immobilizza un dato tempo storico che sarà lo stesso anche in futuro. In realtà, per svariate ragioni (di studio, di lavoro o di turismo) ci siamo trovati a vivere una realtà che prima conoscevamo solo tramite telegiornali o teorizzata nei discorsi universitari, e siamo noi ad averla scelta con la sicurezza di un ritorno.

Il nostro viaggio ha un inizio e una fine, ma non per coloro nei quali ci siamo imbattuti. Il loro non è un viaggio, è un perenne essere in una condizione di incertezza, perché aldilà dei fratelli musulmani, dei militari, o dei liberali, è la realtà povera del Cairo con cui ci scontriamo quotidianamente, quella forse dimenticata, che vediamo appena fuori casa. Ed ecco il bambino che vende i giornali a notte fonda e che si aspetta una ghinea in più, la bambina che compra un succo e risponde con uno shokrān (grazie) da una dolcezza infinita, un signore in galabiyya (il tradizionale abito arabo) che piange su un marciapiede, un venditore e dei ragazzini che dormono all’entrata della metro: una Cairo dai mille volti e dalle mille contraddizioni, dove povertà e ricchezza viaggiano in modo parallelo senza mai incrociarsi, una Cairo immensa ma così stretta, una Cairo che stanca, che delude, una Cairo invadente che ti costringe a partire e ad abbandonarla, una Cairo che ti risucchia ma che ti riconduce al tuo paesino quando vedi quel vecchietto che si ripara all’ombra, quella mamma che acconcia i capelli a sua figlia con lo sguardo assorto nel vuoto, un’auto che sta quasi per investirti, bambini che si rincorrono all’uscita da scuola: degli attimi di quotidianità macchiati dalla pressione del caos metropolitano.

In questa tarda mattinata la città riprende a vivere prima di sprofondare nell’oscurità del silenzio: il quartiere in cui vivo (Dokki) ricomincia la sua quotidianità, mentre i notiziari mostrano cittadini dinanzi alla moschea al-Fath in piazza Ramses, che è stata centro della violenza di ieri, e gli specialisti politici saranno pronti a una nuova analisi. Alcune aree del Cairo sembrano alquanto estranee al caos, mentre in altre incombe un senso di accettazione e di attesa. La città è sempre protagonista e noi ci affideremo alle considerazioni di colui che giudichiamo competente.

Marianna Barberio

Donazione sostieni il Gazzettino Vesuviano
Condividi
PrecedenteNuova bomba a Beirut. Israele o al-Qaeda?
SuccessivoCava de’ Tirreni e Delfi, avviate le procedure per la stipula di un gemellaggio
Il giornale “il Gazzettino vesuviano”, fondato nel 1971 da Pasquale Cirillo e attualmente diretto da Gennaro Cirillo, si interessa principalmente delle tematiche legate al territorio vesuviano e campano; dalla politica locale e regionale, a quella cultura che fonda le proprie radici nelle tradizioni ed è alla base delle tante associazioni e realtà che operano sul territorio.Siamo impegnati a garantire la massima qualità e la massima integrità nel nostro lavoro giornalistico. Ci impegniamo a mantenere alti standard etici e professionali, evitando qualsiasi conflitto di interesse che possa compromettere la nostra indipendenza e la nostra imparzialità.Il nostro obiettivo è quello di fornire ai nostri lettori notizie e informazioni affidabili su una vasta gamma di argomenti, dalle notizie di attualità ai reportage approfonditi, dalle recensioni ai commenti e alle opinioni. Siamo aperti a suggerimenti e proposte dai nostri lettori, e ci impegniamo a mantenere un dialogo aperto e costruttivo con la nostra community.