Polemiche contro il reality show umanitario “The Mission”

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51ff54dfd818eDavvero per sensibilizzare gli italiani su disastri umanitari e crisi internazionali è necessario portare cosiddetti vip quali Michele Cucuzza, Al Bano ed Emanuale Filiberto tra profughi e sfollati? Alla nostra televisione è davvero concesso tutto, o forse bisogna mettere limiti alla speculazione sul dolore e alla spettacolarizzazione della sofferenza?

La proiezione del nuovo format della RAI, che porterebbe personaggi dello spettacolo in alcuni campi profughi dell’Africa, è prevista per novembre.  Non appena uscita la notizia il popolo della cooperazione e delle associazioni è però insorto attaccando duramente il programma: i diritti umani non sono un business da prima serata!

Condividiamo e pubblichiamo una petizione apparsa sul sito www.activism.org  scritta da alcuni giovani studiosi e professionisti della cooperazione che da anni si impegnano con serietà e dedizione nell’ambito della solidarietà internazionale e dell’assistenza alle vittime dei conflitti, un lavoro difficile e complesso, tutt’altro che aproblematico e romantico, come invece rischia di apparire in programmi televisivi quali quello di “The Mission”.

 

La RAI è attualmente impegnata nella realizzazione del reality show “The Mission”: otto personaggi famosi – si fanno tra gli altri i nomi di Albano, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi, Emanuele Filiberto – saranno chiamati ad “aiutare” gli operatori dell’UNHCR e l’organizzazione non governativa Intersos in alcuni campi profughi (le fonti parlano di Sud Sudan e Giordania). Al momento sarebbero in corso le riprese delle prime puntate, che andranno in onda dal 27 novembre 2013.   

Nei giorni scorsi, la pubblicazione di una lettera alla RAI da parte di una giovane cooperante in Ciad ha scatenato un acceso dibattito tra coinvolgendo addetti ai lavori e non sulla rete. Molte associazioni si sono già espresse con appelli e articoli di protesta, dichiarando la loro contrarietà e facendo richiesta alla RAI di rinunciare alla messa in onda di questo programma.   

Come loro, riteniamo INACCETTABILE che la televisione pubblica realizzi questo progetto. Lo sfruttamento della sofferenza cui sono sottoposti i profughi a fini di spettacolo non può essere tollerato ed è per noi motivo di INDIGNAZIONE. Se personaggi come Albano Carrisi hanno bisogno di rispolverare la loro immagine di star ormai sbiadite, non è certamente questa la soluzione.  

Ancor più inaccettabile è il comportamento di UNHCR e Intersos, che si sono prestate a questa iniziativa, rinnegando i valori di umanità ed etica professionale che dovrebbero caratterizzarle. A tale proposito ricordiamo la  Carta di Roma del 2008, ossia un protocollo deontologico concernente l’utilizzo dell’immagine e dell’identità di rifugiati, richiedenti asilo, migranti e vittime di tratta redatto dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana in collaborazione proprio con UNHCR.   

Vogliamo fare sentire la nostra voce e opporci all’utilizzo delle popolazioni di rifugiati per “The Mission”, convinti che la dignità dell’essere umano vada sempre e comunque rispettata e tutelata, soprattutto in condizioni così critiche e drammatiche.  Opporci a una visione della cooperazione e del lavoro umanitario romantica e aproblematica, basata sul sensazionalismo pietistico e sulla falsa convinzione che basti “fare del bene”. Sensibilità, competenza e capacità consolidate sono essenziali, così come la conoscenza delle realtà in cui la cooperazione internazionale opera. Suscitare pietà fra gli spettatori non sortirà alcun risultato in termini di  coscienza collettiva: banale dirlo, ma la suggestione senza comprensione è inutile, se non addirittura dannosa.   

Esistono altri codici per fare informazione e dare visibilità alle varie comunità di rifugiati nel mondo. “The Mission” servirebbe piuttosto a rilanciare l’immagine dei cosiddetti “VIP ”, non certo darebbe una spiegazione delle cause dall’origine della condizione di queste persone, dei problemi che affrontano quotidianamente, delle loro prospettive per il loro futuro.    Perché la RAI non realizza dei documentari o dei reportage al posto di un becero reality? In Italia abbiamo le risorse umane per fare dell’ottima informazione, che non necessariamente deve essere noiosa. E, così facendo, non si obbligherebbero gli operatori di UNHCR e Intersos a dedicare il tempo del loro lavoro a troupe televisive e personaggi dello spettacolo, grosso  rischio che nessuno finora pare avere preso in considerazione.   

Chiediamo dunque che l’interruzione delle riprese di “The Mission”  e la sua cancellazione da parte della RAI e/o un passo indietro da parte di UNHCR e Intersos affinché non compromettano la dignità dei loro beneficiari e la professionalità dei loro operatori.   

Se condividete il nostro pensiero, esprimete il vostro dissenso firmando questa petizione e aiutandoci a diffondere la voce!   

Vi ringraziamo per la vostra collaborazione e per l’aiuto che vorrete darci.

 

Un’altra petizione, lanciata da un giovane studente di farmacia dell’Università di Parma, è invece disponibile su www.change.org. Entrambe le iniziative alla fine della campagna uniranno le firme raccolte nella speranza di riuscire a bloccare le riprese, che secondo alcune fonti, sarebbero già cominciate in Sudan.