“Ciente Paise” un canto tradizionale in cerca d’autore

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Ferninando Palladino, Antonio Castaldo, Mimmo Palladino. Brusciano, festa dei Gigli 2013
Ferninando Palladino, Antonio Castaldo, Mimmo Palladino. Brusciano, festa dei Gigli 2013

L’appena conclusa Festa dei Gigli di Brusciano, in onore di Sant’Antonio di Padova, ha regalato al numeroso pubblico un vasto assortimento  di musiche e canzoni, antiche e moderne, tantissime del repertorio napoletano. In questo tipo di feste popolari c’è una canzone ricorrente perché spontaneamente o a grande richiesta esibita. Si tratta di “Ciente Paise” che cita come un dizionario etnografico le realtà urbane comprese fra Avellino e Napoli, lungo l’asse dell’antica Nazionale delle Puglie. Uno dei suoi più apprezzati diffusori è il cantante bruscianese Giuseppe Cerciello, in arte Peppe O’ Carusone. Ma non è lui l’autore di questa canzone. Nella provincia di Napoli, la memoria popolare riconosce in Francesco Palladino detto Fragnone (Brusciano 1925-1977) il genuino inventore di questa ballata.

In questi giorni festivi di Brusciano il sociologo Antonio Castaldo ha incontrato i figli di Francesco Palladino, il primogenito Ferdinando, Mimmo e Patrizia, dai quali ha raccolto il desiderio di un pubblico riconoscimento, alla memoria del loro papà, non ai fini di diritti d’autore, ma per verità storica e culturale avendo vissuto le peripezie esistenziali ed artistiche del loro amato genitore, compresi gli anni in  cui elaborava il testo della adesso famosa “Ciente Paise” . “Intanto – ha dichiarato Ferdinando Palladino – vorremmo  noi figli,  poter sentire nelle esibizioni pubbliche che l’autore è nostro padre, Francesco Palladino, Fragnone, e per quanto riguarda Brusciano riuscire ad ottenere dalla nuova amministrazione comunale l’apposizione di una targa marmorea o l’indicazione toponomastica per un tale figlio del popolo fra i tanti meritevoli e noti personaggi. Per questo facciamo appello alla sensibilità del nuovo Sindaco l’avvocato Giosy Romano”.

In effetti una esemplarità umana nella storia di vita di Francesco Palladino la cogliamo nella intelligente elaborazione di un mestiere, una sorta di  “Pazziariello”, uno sciamano spettacolare emittente beneauguranti messaggi e simpatiche formule apotropaiche ad ogni ingresso di negozio o domicilio che accettava, con giuste ricompense, quella creativa irruzione nella ordinaria vita quotidiana. Sempre con la prioritaria necessità di portare da mangiare a casa dove aspettavano la moglie, Reno Carmela, che oggi ha  91 anni, e otto figli da crescere.

L’artista di strada, come lo identificheremmo oggi, Francesco Palladino  coi suoi baffetti naturali, si vestiva con il cappello nero, la camicia chiara, il frac, un garofano rosso sempre al petto e le scarpe bianconere. Fra gli strumenti sonori per richiamare l’attenzione, un campanellino, che ancora oggi sa d’incenso, ed una chitarra. I figli maschi più grandicelli, Ferdinando e Mimmo, a volte lo accompagnavano e ricordano la formula ricorrente di apertura con l’effusione di incenso: “… ccà stà venenno Zì Vicienzo… Uocchie maluocchie, ciente sante e ciente ricche a casa vosta ricca ricca!”. Nel ricordo dei figli, alcune tappe riposanti del girovagare continuo, erano il dormine, ad esempio, a casa di Zì Rachele De Felice, A’ Graunara, a Quindici di Nola; ad Ospedaletto, nell’avellinese c’era il contatto con la famiglia Nappi, commercianti di torrone. “Spesso nelle soluzioni più improvvisate, la chitarra – a dire del primogenito Ferdinando- ci faceva da cuscino mentre pensavo a mamma Carmela, ai fratelli e alle  sorelle nella nostra modesta abitazione di Brusciano nel portone della Burlà in Via Semmola dove siamo cresciuti tutti insieme serenamente”.

Ed eccoli gli orgogliosi figli di Francesco Palladino e  Carmela Reno:  Ferdinando 66 anni, emigrato da 44 anni in Germania; e gli altri tutti a Brusciano;  Mimmo, 58 anni, disoccupato; Ottavio, 52 anni stuccatore; poi le casalinghe Agnese, 62 anni, Raffaela 56 anni, Rosa 55 anni, Patrizia, 51 anni e Michelina 48, ognuno di loro ha figli e tutti insieme  raccontano a loro che sono 30 nipoti le gesta artistiche del nonno Francesco Palladino e del suo impegno politico sotto il simbolo “Falce e Martello” del Partito Comunista con le partecipazioni ai comizi elettorali di Brusciano.

Ed ecco un esempio di correttezza che ha anticipato la richiesta di cui sopra. Nell’anno 1976 con le prime ricerche etnomusicali  finalizzate al recupero ed alla valorizzazione  della tradizione del nostro territorio, il Gruppo Opeaio E’ Zezi di Pomigliano d’Arco, nato due anni prima, con fondatore e leader Angelo De Falco, “O’ Prufussore”, registrò la voce di Francesco Palladino. Nel 2011, la loro ultima produzione discografica  intitolata proprio “Ciente Paise”, si apre con quella voce E’ emozionante sentire la viva voce di Fragnone introdurre la cantata con il suo classico invito:  “Avutateve accà, avutateve allà, sentiteme a me ch’ v’aggia parlà, tengo nu fatto ca v’aggia cuntà, ciente paise senza sbaglià”, continuando poi il pezzo con la voce di Pasquale Terracciano alla scoperta di vizi, virtù, arti e mestieri che per quanto riguarda l’Agro Nolano-Pomiglianese con Brusciano al centro per la figura di “Fragnone” originario cantastorie, così si presenta così: “e scarpesasante so’ e Cimmetile ; e figlie e surdate song e nulane; e cogliapruna stann’a Somma; e figlie e muonace a San Gennaro ; e figlie e prievete e Saviano; a disperazione sta a Scisciano; e mangiapane so’ e Faibano; e ruffiane stann’a Marigliano; e portagunnella so’ e  Mariglianella; e patanare stann’a Brusciano; e’ vasulare song e Cisterna; e’ cavallare so’ e Pummigliano….

Nelle manifestazioni per il quarantennio della fondazione del Gruppo Operaio E’ Zezi di Pomigliano D’Arco la figura di Francesco Palladino, detto Fragnone, da Brusciano non verrà certamente dimenticata.