Recupero Concordia: una vicenda d’altri tempi

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Lunedì, condizioni meteo permettendo, avrà inizio il recupero della nave da crociera Costa Concordia, semi-affondata nella notte del 13 gennaio 2012 presso l’Isola del Giglio.

La rimozione del relitto descritta dal capo della Protezione Civile Franco Gabrielli come “impresa mai tentata prima”, ha comportato un grosso lavoro ingegneristico e numerose sono le incognite sull’esito finale.

La nave, un vero gigante del mare: stazza di oltre 114mila tonnellata e una lunghezza che supera i 290 metri, in quella fredda notte di gennaio a causa d’imperdonabile stoltezza dell’equipagio capitanato dal comandante Francesco Schettino di Meta, andò a schiantarsi contro gli scogli dell’isola toscana dove rimase precariamente incastrata e fortemente inclinata sul finco destro. Nel caos sopraggiunto all’incidente, alimentato dall’imperiza e dalla codardia di alcuni ufficiali, persero la vita 32 passeggeri.

L’instabile posizione non ha consentito un recupero tradizionale del relitto, che solitamente è smembrato in tronconi per essere rimosso, ha richiesto un progetto innovativo in cui la nave una volta raddrizzata e rimessa in condizioni di galleggiare sarà portata via interamente.

I progettisti hanno dovuto prima di tutto ancorare la nave agli scogli per non farla scivolare e affondare definitivamente, successivamente hanno costruito una piattaforma sotto lo scafo e montato sulla fiancata emersa una serie di cassoni che fungeranno da gallegginate. La successiva fase del lavoro, che inizierà lunedì prossimo, prevede la rotazione del relitto, che andrà ad adagiarsi sulla piattaforma e il successivo montaggio sulla fiancata emersa di altri cassoni di galleggiamento. Terminati questi lavori la nave sarà pronta per essere trainata in un porto dove sarà smantellata.

Il mastodontico progetto basato su attenti calcoli ingegneristici ha destato una viva curiosità nell’opinione pubblica mondiale, le operazioni della rotazione saranno seguite da oltre 350 giornalisti accreditati molti provenienti dall’America, dall’Australia, dalla Cina e dagli Emirati Ariabi.

L’azzardo tecnico del recupero e l’enorme attesa per conoscere l’esito delle operazioni conferiscono alla vicenda un carattere d’altri tempi. Sembra quasi di essere tornati ai primi anni del Novecento, alle grandi e temerarie imprese supportate esclusivamente dalla fede nella meccanica.

Intanto nell’attesa che le prossime operazioni del recupero della Costa Concordia si compiano nel cantiere navale di Castellammare di Stabia, a poca distanza dalla casa del disgraziato comandante Schettino, sono terminati i lavori di costruzione di sei giganteschi cassoni. Gli enormi galleggianti, dipinti di bianco, sono stati caricati su una chiatta che verrà rimorchiata fino all’Isola del Giglio, saranno montati sul fianco libero della nave raddrizzata per garantirne il galleggiamento.

Ferdinando Fontanella

I cassoni nel cantiere navale di Castellammare

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