Scavi di Pompei: autonomia o commissariamento ?

396

Scavi di Pompei - via Nola


Pompei autonoma o commissariata? Questo l’interrogativo che emerge all’indomani dell’approvazione del decreto Valore Cultura alla Camera dei Deputati. Il testo, varato dal consiglio dei ministri il 2 agosto e prossimo alla scadenza, è stato adottato senza modifiche nella seconda lettura a Montecitorio.

Confermate le due novità che interessano Pompei: la scissione dalla soprintendenza di Napoli e l’arrivo di un direttore generale. L’indipendenza dal polo partenopeo  rappresenta, di fatto, un ritorno al passato. Istituita da Veltroni e eliminata da Rutelli, la Soprintendenza autonoma di Pompei è stata salutata con particolare favore dai Vesuviani, cui la coabitazione con Napoli è sempre andata stretta. La nuova organizzazione prevede la suddivisione tra i siti di Pompei, Ercolano e Oplontis, da un lato, e il polo museale di Napoli e Caserta, dall’altro. Ancora incerto il destino della soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, chiamata a scegliere tra le due amministrazioni ormai autonome.

Autonomia messa in forse dall’arrivo di un city manager. Anche questa figura viene dal passato di Pompei. Dagli anni ’90, infatti, essa ha rappresentato una presenza costante nel panorama amministrativo pompeiano, fino al tramonto della gestione della protezione civile, su cui indaga la procura di Torre Annunziata. Ora ritorna un direttore generale, amministratore unico del Progetto Pompei (ex Grande Progetto Pompei), cofinanziato dall’UE per 105milioni di euro, esautorando la soprintendenza che gestiva direttamente i fondi comunitari.

Rispetto all’affermazione iniziale di Bray per cui doveva trattarsi di un dirigente organico al MIBACT, l’attuale testo prevede più genericamente che il city manager provenga dalla pubblica amministrazione. Una variante lessicale minima, eppure essenziale per mettere in forse candidature eccellenti come quelle di Stefano De Caro, direttore dell’ICCROM, e Luigi Famiglietti, direttore generale dei beni culturali e paesaggistici del Molise.

In ogni caso il futuro dg dovrà in primo luogo  velocizzare la realizzazione del piano europeo, oltre a definire e approvare i progetti degli interventi di messa in sicurezza, restauro e valorizzazione. Il super manager dovrà, inoltre,  assicurare l’efficace e tempestivo svolgimento delle gare per l’affidamento dei lavori di cui dovrà seguire l’esecuzione.

Per la prima volta nel decreto, voluto dal ministro della cultura Massimo Bray, si parla della cosiddetta buffer zone, ovvero dell’area perimetrale degli scavi. Il direttore generale dovrà coordinare anche gli appalti extra moenia per potenziare l’attrattività turistica della zona, riqualificarla e rilanciarla economicamente. A tal fine è prevista l’istituzione dell’unità “Grande Pompei” e l’adozione di un piano strategico.

Nel realizzare tali funzioni il dg sarà accompagnato da un massimo di venti tecnici provenienti dall’amministrazione statale e cinque esperti in materia giuridica, economica, architettonica, urbanistica e infrastrutturale.  Per coordinare l’attività  del manager con quella della soprintendenza è stata prevista anche l’ “Unità Progetto”, una nuova struttura diretta dallo stesso manager.

L’accento nel decreto è tutto posto sulla tempistica, elemento significativo se si considera che i fondi europei scadono il 31 dicembre 2015 e quelli non utilizzati andranno persi. Per ora i cantieri aperti sono solo tre (Criptoportico, Dioscuri e Sirico) mentre per altre due domus (Pareti Rosse e il Marinaio) i lavori devono essere consegnati. Nè si tratta di una procedura pacifica, dati i recenti controlli della DIA, ben tre in pochi mesi, e le polemiche per ribassi superiori al 50%.

In questo scenario non sorprende che l’autonomia di Pompei venga letta da molti osservatori come un commissariamento più che come un’effettiva emancipazione del sito vesuviano. Il testo appena approvato lascia, comunque, alcuni nodi irrisolti. Come si coordinerà la figura del city manager con la neonata Agenzia per la coesione territoriale che fa capo all’omonimo ministero? Quest’ultima struttura sarà incaricata di gestire i fondi UE in risposta alle direttive comunitarie che impongono all’Italia di non polverizzare gli interventi  finanziati dall’Unione, concentrandone l’amministrazione. Assisteremo a una nuova cogestione Bray – Trigilia come ai tempi della diarchia Barca – Ornaghi? Il tutto con un direttore generale che si affianca al soprintendente e con i nuovi Fondi Strutturali 2014 – 2020.

I livelli di gestione e controllo, quindi, si moltiplicano e appare difficile ipotizzare una sinergia tra le varie anime chiamate a amministrare Pompei. A una lettura attenta la nuova normativa sembra complicare la gestione del sito vesuviano, col rischio di allontanare la possibilità del  rispetto dei tempi europei.

Claudia Malafronte