Napoli: trasporti, storia di una giornata nera

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ercolano_circumvesuvianaCapita, purtroppo, anche a noi giornalisti, di rientrare nel girone infernale dei pendolari, categoria sciagurata e in via di estinzione dopo prove di sopravvivenza sempre più numerose e esiziali.

Così, un lunedì 7 ottobre, capita di dover andare a Napoli, viaggio per cui stanno pensando di attrezzare shuttle di ultima generazione.

La Circumvesuviana la eviti perchè hanno annunciato lo sciopero per i tagli. La Sita c’è solo alle 7.00 o alle 8.00. Così pensi di rifugiarti nella nicchia protetta delle Ferrovie dello Stato.

Ma neache per sogno, anche perchè di notte ha piovuto e guasti e allagamenti te li devi aspettare. Infatti, dopo aver preso un treno in incredibile orario, alla stazione successiva, Torre Annunziata, ti annunciano problemi sulla linea e ritardo imprecisato.

Parapiglia generale e primo treno cambiato. Passi all’altro binario. Hai addirittura da scegliere tra due treni e scegli, ovviamente, quello che parte dopo. Ma è metropolitano, ti dici, e non dovrò   prendere l’R2 e avere la sindrome di schiacciamento o la metro affollatissima a Piazza Garibaldi.

E invece. Dopo alterne vicende e tremila fermate, approdi nella terra di nessuno che è la stazione di Barra. Lì il treno si ferma per un tempo imprecisato senza che nessuno ti dica nulla. All’improvviso, in un silenzio irreale, da fuori al finestrino si avverte l’urlo inferocito di una signora: “Binario quattro”. E lì tutti a scendere dal treno. La stessa signora poi dà il contrordine: “Il macchinista mi ha detto che parte prima questo”. Tutti risaliamo sul nostro treno. Dopo due minuti parte puntualmente quello al binario quattro. Dopo imprecazioni varie l’annuncio di un altro passeggero di buona volontà: “Parte il treno al binario cinque”. Nuovo esodo e stavolta il treno parte davvero tra le imprecazioni della signora che vagheggia un nord perfetto e la replica del vicino che ricorda i rifiuti settentrionali intombati dai casalesi. Il tutto a decibel da concerto di Vasco che accogli con un sorriso (“Anche questo è il bello di Napoli”) o con l’ennesima imprecazione, a seconda del tono cui sono accordati i tuoi nervi il lunedì mattina di un ordinario caos dei trasporti. Che poi il caos un ordine ce l’ha, i trasporti campani no.

Tipica tappa di dieci minuti prima di entrare a Piazza Garibaldi e senti finalmente, dopo due ore esatte, che hai conquistato il suolo partenopeo. Pia illusione, va da sè. Perchè lì ti dicono che dalle 9.00 inizia lo sciopero, nell’ordine, dei pulmann, della SEPSA, della Cumana.

Ed è in quel momento che ti senti un pò come Odisseo disperso nel Mediterraneo alla ricerca della sua Itaca, con gli dei che si accanivano ad allontanarlo da casa. Ora tu non sai quali dei si accaniscano contro i pendolari campani. Però pensi che Odisseo ad Itaca alla fine è arrivato, tu a casa non si sa.

Claudia Malfronte

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