Abbattimenti, dopo la proposta dell’indulto e amnistia i comitati scrivono a Napolitano

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napolitanoAbbattimenti per abusivismo edilizio, dopo la proposta dell’indulto e dell’amnistia lanciata dal Presidente della Repubblica, i comitati anti-abbattimenti scrivono a Giorgio Napolitano per chiedere il condono edilizio in favore di 60 mila famiglie campane colpite dalle ordinanze delle demolizioni.

A rappresentare i bisogni e le aspettative di centinaia di famiglie iscritte ai comitati e alle associazioni, è il referente della Penisola Sorrentina Michelangelo Scannapieco: “Illustrissimo Signor Presidente, abbiamo letto con vivissimo compiacimento le sue sdegnate parole sull’attuale stato delle carceri e condividiamo, per quanto Le possa essere di compiacimento, la nettissima condanna espressa nelle nude e crude considerazioni sull’indegnità di uno spettacolo che “.. non fa onore all’Italia ..” e ne “.. ferisce la credibilità internazionale ..”. Siamo orgogliosi di sentirci vicini a Lei, massima carica della nostra Repubblica, tutte le volte che prende le difese dei soggetti comunque deboli e svantaggiati, esprimendo il sacrosanto principio che mai le Istituzioni debbano essere identificate quale strumento di vessazione anche quando esercitano la loro essenziale funzione di custodi della legalità. Signor Presidente – ha continuato Scannapieco – vorremmo però essere capaci di rappresentarLe, senza muovere sentimenti pietisti o di commiserazione, né ingenerare il sospetto di perorare semplicemente un colpo di spugna, che anche noi famiglie della Campania, terra bellissima ma maledetta per i politici che l’hanno governata e la governano, viviamo una situazione paragonabile a quella dei nostri sfortunati “fratelli detenuti”: siamo i condannati per abusivismo edilizio e per lo Stato, giunti alla definitività della pena, dobbiamo espiare demolendo l’abitazione dove viviamo, anche è l’unica casa di necessità che abbiamo e dove vivono i nostri figli.

Lei, Signor presidente, sa benissimo di cosa stiamo parlando, perché la nostra terra e anche la Sua terra. Ci rendiamo conto che il reato che abbiamo commesso possa indurre in tanti cittadini onesti un moto di repulsa perché nella sostanza si traduce in un’offesa alla cultura del rispetto e della tutela del territorio: chiediamo, però, di non essere frettolosamente liquidati con stereotipe urla manzoniane o, peggio ancora, accostamento a fenomeni associativi delinquenziali. Signor Presidente Giorgio Napolitano, noi rappresentiamo un ampio spaccato di diffuse e variagate emergenze sociali accomunate dall’aver dovuto soddisfare bisogni primari, quali la casa dove vivere ed il posto dove lavorare, commettendo un reato.

Non siamo un’accozzaglia di speculatori, né una masnada di malfattori e camorristi: siamo semplicemente dei cittadini che per godere di diritti garantiti dalla Costituzione, quali quello al lavoro e all’abitazione, hanno dovuto vìolare la legge perché i politici che ci hanno governato e ci goverano, non ci hanno dato la possibilità di farlo! Signor Presidente, ci rendiamo conto di non godere di buona stampa, ma una personalità sensibile come la Sua non può obliterare un dato oggettivamente allarmante: se ieri l’abusivismo di “necessità” in Campania era un fenomeno di illegalità diffusa doverosamente da contrastare, oggi l’esecuzione coattiva delle decine di migliaia di sentenze penali passate in giudicato crea una vera e propria emergenza sociale. È realmente sostenibile l’idea di mettere in strada centinaia di migliaia di persone, di azzerare migliaia di posti di lavoro in un momento congiunturale acutamente negativo?

Ci perdoni l’ardire: ma è in previsione l’allestimento di campi profughi per ospitarci? Cosa osta a che sia preso in considerazione un gesto di clemenza anche per noi? Signor Presidente, non pretendiamo che si passi su tutte le sacrosante esigenze di tutela della legalità da noi comunque vìolata, ma chiediamo la possibilità di regolarizzare le nostre pendenze nel rispetto delle norme di settore, comunque interdittive ad una sanatoria indiscriminata: valga per tutte il richiamo all’art. 33 della legge 47/85 sulle ipotesi di incondonabilità assoluta!

Non ci abbandoni al nostro destino, Signor Presidente Giorgio Napolitano, siamo padri, madri, figli di famiglia, datori di lavoro e dipendenti accomunati dalla sventura di dover perdere tutto: trovi, comunque, la serenità per dirci qualcosa ma soprattutto, di trovare una risoluzione che i nostri politici e parlamentari locali, non sono riusciti a fare negli ultimi 4 anni”.

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