I castagneti dei Monti Lattari sono in pericolo per colpa della “vespa del castagno”

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Dryocosmus kuriphilusSi sta ormai diffondendo anno dopo anno la distruzione di migliaia di alberi di castagno da parte di un insetto importato dall’estremo oriente, il Cinipide Galligeno (Drycosmus Kuriphilus Yasumatsu). Questo parassita – conosciuto anche come cinipide del castagno o vespa del castagno – determina vistose galle sui germogli e sulle foglie. Il problema è stato acuito dal fatto che nel nostro territorio non esiste un nemico naturale in grado di cibarsi di questo insetto, più o meno quello che è successo col punteruolo rosso che in pochi anni ha distrutto quasi tutto il patrimonio di palme secolari. La Regione Campania, anche se in ritardo e con grande lentezza, ha fatto importare e selezionare un insetto, il parassitoide Torymus Sinensis, che è in grado di cibarsi delle larve di Cinipide, inoltre dispensando consigli ai boscaioli e possessori di alberi di castagno, su quali tipi di insetticidi puntare per un minimo di efficacia, comunque non sempre funzionanti, anche se usati in abbondanza, avvelenando inutilmente la terra. Anche l’antico metodo locale di troncare le cime degli alberi (capitozzatura) è fortemente sconsigliato, così come gli innesti con piante provenienti da altri territori a rischio. A Pimonte, ad esempio, che ha il più imponente patrimonio di boschi di castagno, per tradizione e per rapporti consolidati parentali, si procurano le “puche” ovvero gli innesti, nel Comune di Tramonti. Questo ha velocizzato l’espandersi della malattia in quanto Tramonti è uno centri più colpiti, così come la zona dell’Avellinese, dove le famose castagne giganti di Serino, sono state parzialmente distrutte. Bisogna quindi spingere sulla strada dell’introduzione del nemico naturale del Cinipide, e già la Regione Campania ha effettuato lanci aerei di insetti o larve di insetti in grado, sviluppandosi, di cibarsene. Resta però l’incognita da non sottovalutare, di cosa poi si ciberanno questi insetti divoratori, una volta fatto, si spera, la loro opera di bonifica. Si sa che introdurre biodiversità in un territorio, vuol dire esporlo a rischi gravi di alterazione dell’equilibrio naturale tra le varie specie, consolidato in secoli, se non in millenni. Alcuni consigli pratici, per aumentare le difese naturali dei castagni, potrebbero intanto essere messi in pratica dai coltivatori, quali le concimazioni organiche (letame), e l’introduzione di specie quercine non attaccate dal parassita. Ovviamente dando il tempo alle larve lanciate sul territorio di svilupparsi, quindi non tagliando rami e foglie, nelle vicinanze dei lanci, e, soprattutto, non darle fuoco. Le autorità locali dovrebbero quindi, di fronte a un pericolo così grave di distruzione totale del castagno, fare un’informazione capillare presso i coltivatori e pretendere maggiore attenzione al problema da parte delle autorità sanitarie regionali.

Giuseppe Di Massa

presidente Centro di Cultura e Storia di Gragnano e Monti Lattari

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