Allarme vespa cinese per i castagneti del Faito

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Una “vespa” si mangia le castagne dell’area stabiese. Il killer di uno dei prodotti tipici del comprensorio ha gli occhi a mandorla. Arrivato in Europa (direttamente dalla Cina) nel 2002, quest’anno ha “colonizzato” le piante della zona alta di Castellammare (versante Faito) e dei Lattari. Si estende così la preoccupazione per il dilagare del Cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus), un parassita del castagno che sta creando non poche preoccupazione ai coltivatori dell’area stabiese. La malattia si è infatti diffusa a macchia d’olio e lo dimostra il fatto che, per quest’anno, il raccolto rischia di essere ai minimi termini. “I castagni che ricoprono il 34/40% del territorio stabiese sono ad alto rischio – afferma Giuseppe Di Massa, presidente di un’associazione gragnanese che ha lanciato l’allarme, chiedendo un incontro con i rappresentanti delle istituzioni locali -. Questo parassita determina vistose galle sui germogli e sulle foglie e rischia di assestare un duro colpo alla cosiddetta “economia delle castagne”. Bisogna intervenire subito, spingendo sulla strada dell’introduzione del nemico naturale del Cinipide, e già la Regione Campania ha effettuato lanci aerei di insetti o larve di insetti in grado, sviluppandosi, di cibarsene”. A caccia della “vespa cinese” è stato dunque già trovato un osso duro. Una vespetta ancora più piccola, ma davvero cattiva.

vespa cinese

Un parassitoide che si nutre delle sue larve e che ha consentito all’assessorato Agricoltura della Regione Campania di ottenere un importante risultato. Sul Faito e nei comuni di Gragnano e Pimonte sono stati infatti prima iniziati e poi progressivamente intensificati i lanci, in prossimità delle zone maggiormente colpite, di un altro piccolo insetto di origine giapponese, il “Torymus sinesi”, che si comporta da “parassitoide” nei confronti delle uova e delle larve dei Cinipide. Un’azione mirata a rallentarne la diffusione, fino a ristabilire una situazione di equilibrio biologico fra le due specie. “I danni maggiori sono a carico dei castagneti a frutto – afferma Ferdinando Fontanella, naturalista stabiese -, la cui produzione è seriamente compromessa. Nell’area stabiese è stata fatta una buona campagna informativa sul problema. Tutto questo però solo nell’ambito dei castagneti a frutto, mentre sui Lattari la vespa cinese del castagno prospera principalmente nei cedui. E’ qui che si dovrebbe agire per ottenere risultati apprezzabili e dare beneficio anche ai boschi fruttiferi. Ovviamente – continua – contrastare il cinipide anche nei cedui richiede una lungimiranza e uno sforzo organizzativo ben più grande”. Nel frattempo il tema è diventato di dominio comune, e di fronte all’evidenza dei danni molti oggi si preoccupano di fermare questa piaga. Gli enti locali ed i proprietari di castagneti prima di tutto, ma anche molti utilizzatori: agricoltori, boscaioli, cacciatori, fungaioli, gestori di attività turistiche, perchè il rischio di veder scomparire il castagno ed i suoi frutti, con tutte le conseguenze sulla difesa del suolo e sulla vita di vegetali ed animali che vivono nel castagneto, è troppo grosso per non fare paura a tutti coloro che del bosco e sul bosco ed i suoi prodotti – legname, castagne, frutti silvestri, fauna selvatica, turismo – vive. Nei prossimi giorni potrebbe così essere organizzato un incontro, con lo scopo di riunire tutte le competenze che si interessano a questo tema, per fare il punto su ciò che è stato fatto ma soprattutto per progettare il da farsi per contenere questa minaccia dei nostri boschi. Il tutto, intensificando gli interventi tanto pubblici quanto, auspicabilmente privati (in altre Regioni si sono già mossi parecchi consorzi boschivi), ma anche coordinando efficacemente le azioni messe in atto attraverso la regia della Regione e monitorando i loro risultati nel tempo.

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