Ecco perché l’antica Stabiae non sarà mai tra i siti patrimonio dell’Unesco

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villa-san-marcoIn merito al trionfalistico annuncio dell’On.le Scotto (SEL) dello scorso 20 novembre, che dava oramai per fatto l’inserimento delle Ville di Varano nella Lista dei patrimoni dell’umanità (UNESCO),  occorre fare un’ulteriore precisazione.

 

Premesso che l’ipotetico allargamento dei siti Unesco vesuviani comporterebbe una riperimetrazione di tutta l’area, operazione complessa e soprattutto molto lunga, riportiamo di seguito quelli che sono i dieci criteri ( definiti dal 2005) di selezione ufficiale ed inseriti nella Convenzione sul Patrimonio dell’Umanità:

  1. rappresentare un capolavoro del genio creativo umano;
  2. testimoniare un cambiamento considerevole culturale in un dato periodo sia in campo archeologico sia architettonico sia della tecnologia, artistico o paesaggistico;
  3. apportare una testimonianza unica o eccezionale su una tradizione culturale o della civiltà;
  4. offrire un esempio eminente di un tipo di costruzione architettonica o del paesaggio o tecnologico illustrante uno dei periodi della storia umana;
  5. essere un esempio eminente dell’interazione umana con l’ambiente;
  6. essere direttamente associato a avvenimenti legati a idee, credenze o opere artistiche e letterarie aventi un significato universale eccezionale (possibilmente in associazione ad altri punti);
  7. rappresentare dei fenomeni naturali o atmosfere di una bellezza naturale e di una importanza estetica eccezionale;
  8. essere uno degli esempi rappresentativi di grandi epoche storiche a testimonianza della vita o dei processi geologici;
  9. essere uno degli esempi eminenti dei processi ecologici e biologici in corso nell’evoluzione dell’ecosistema;
  10. contenere gli habitat naturali più rappresentativi e più importanti per la conservazione delle biodiversità, compresi gli spazi minacciati aventi un particolare valore universale eccezionale dal punto di vista della scienza e della conservazione.

 

Il punto 5 è quello che rende a dir poco critica la candidatura di Stabiae, soprattutto perché l’area archeologica di Varano è interessata da un’urbanizzazione incontrollata e dall’abusivismo dilagante.

Senza dimenticare che un sito archeologico UNESCO deve essere adeguatamente sostenuto da una rete di infrastrutture (strade, ferrovie ecc.) che lo rendano facilmente fruibile e raggiungibile.

 

Insomma, allo stato attuale delle cose parlare di Unesco per l’antica Stabiae è cosa a dir poco da irresponsabili. Vorrei, in conclusione, ricordare anche che la denominazione UNESCO è il risultato anche di un sistema città funzionante. In parole brevi, la Commissione non giudica solo la coesistenza dei criteri indicati nei punti, ma anche la vivibilità o meno del tessuto cittadino nel quale il Bene va ad incastonarsi. Tutto questo per essere sicuri che il suddetto Bene venga effettivamente custodito e preservato.

Ora, la Castellammare di Stabia attuale può assicurare questo?

Angelo Mascolo   

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