La tagedia di Annunziata Cascone, si lavora nonostante la stanchezza

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ricerca 3 dicembreNon c’è tregua sul fiume Sarno e non c’è ancora pace per Annunziata Cascone. Questa mattina, a ormai tredici giorni dal tragico incidente non ci sono ancora novità. Il corpo di Nunzia risulta ancora disperso.


I Vigili del Fuoco di Napoli e Castellammare di Stabia sono tutt’ora a lavoro nelle torbide acque del “fiume” che attraversa la città degli Scavi, ma il morale, per i molteplici risultati negativi, non è altissimo e la fatica comincia ad affiorare in maniera prepotente.

ricerche gommoneLa squadra operativa di Castellammare e gli specialisti, i sub, di Napoli continuano giorno dopo giorno ad organizzare le ricerche, a scandagliare il corso d’acqua, a fare tutto il possibile, ma purtroppo del povero corpo di Nunzia non ci sono tracce.

“Abbiamo setacciato il fiume decine di volte, abbiamo provato a seguire tutti gli indizi, ma i risultati sono sempre stati negativi. Purtroppo le condizioni dell’acqua del Sarno sono proibitive e non ci permettono di fare di più. La speranza di ritrovare la signora non è persa, ma i dati oggettivi sono quelli che sono. Fin quando i magistrati ci ordineranno di continuare le ricerche noi saremo qui e daremo tutto il nostro impegno per dare una risposta positiva prima di tutto alla famiglia che sta vivendo questa terribile tragedia”.

Nei giorni scorsi a lavoro sul greto del “fiume” anche un braccio meccanico, un escavatore, messo a disposizione  dalla scavatriceditta del signor Gennaro Elefante che a titolo gratuito ha lavorato tutta la giornata di sabato per liberare l’argine sinistro, proprio dove era stata rinvenuta la Panda delle due donne, dai rovi e dai cespugli che impedivano una ricerca più approfondita. L’intervento con il mezzo meccanico non è proseguito, come confermatoci dal signor Elefante, a causa di procedure burocratiche legate ad autorizzazioni che sarebbero dovute essere rilasciate ad un mezzo privato impegnato in operazioni come quelle in corso sul Sarno. E’ probabile che la macchina sia spostata da via Ripuaria nelle prossime ore dato che “tenere un mezzo e degli uomini inutilizzati è comunque un costo” come confermato da Elefante che ha aggiunto: “Eravamo intervenuti perchè ci sentiamo vicini alla famiglia Ruggirello e per provare a dare il nostro contributo per una tragedia incredibile. Ora restiamo comunque a disposizione”.

Intanto l’ecoscandaglio che doveva arrivare da Roma per la ricerca dei “corpi freddi” come dichiarato, anche in un nostro video, da un responsabile dei VdF, non è ancora giunto a Pompei. Sono in corso delle riunioni in Prefettura per decidere il da farsi e gli strumenti da utilizzare.

Anche sul fronte Guardia Costiera nessuna novità. Anche gli uomini a mare stanno continuando il loro lavoro. La speranza di tanti è che il fiume abbia trascinato Nunzia sino al mare dove le acque certamente restituirebbero il corpo, mentre il Sarno potrebbe nascondere per sempre i resti della donna come aveva già cominciato a fare con l’autovettura recuperata che era già stata pesantemente sotterrata da detriti e sabbia trascinati a valle dall’acqua.

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Entrambe le donne erano senza cintura. La conferma ci è venuta da uno degli uomini che hanno estratto il corpo di Anna Ruggirello dall’automobile e molto probabilmente il corpo della signora Cascone sarebbe uscito dall’abitacolo della Panda attraverso il parabrezza  frantumatosi nell’incidente. Di certo non è stato espulso dall’automobile al momento del recupero anche perchè l’ipotesi era stata vagliata dagli uomini che hanno effettuato il ripescaggio dell’auto.

Nel corso dell’operazione di recupero, infatti, erano state approntate diverse squadre proprio per verificare questa possibilità; squadre che hanno monitorato le acque ed hanno escluso questa ipotesi.

E intanto i riflettori su questa incredibile storia vanno via via spegnendosi, ma il dolore di una intera comunità è ancora vivo. Il Gazzettino vesuviano continuerà a seguire le ricerche e l’evoluzione, anche giudiziaria, di questa storia che speriamo non si dissolva, tra uno scarica barile e l’altro, nell’indifferenza.

Gennaro Cirillo