Stop alle baby gang: il grido di aiuto alle istituzione delle studentesse partenopee

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Sono in preoccupante aumento le aggressioni alle giovani studentesse napoletane. Teatro delle molestie è il quartiere universitario di Napoli compreso tra Palazzo del Mediterraneo, in via Marina, e il duomo cittadino passando per corso Umberto e via Mezzocannone. Gli  autori di queste aggressioni più che bambini, compresi tra i dodici e i quattordici anni.  Sono almeno sei i casi di aggressione e violenze accertati.Di questi solo uno è stato denunciato. In questa vicenda si sintetizzano tante cose: paura, omertà in alcuni casi, lassismo delle forze dell’ordine e soprattutto uno scenario a dir poco sconcertante per quel che riguarda la sicurezza del capoluogo partenopeo. Infatti, molti di questi episodi sono avvenuti alla luce del sole, in pieno centro. E questo fa pensare che nella città, così come in tanti, troppi posti delle nostre periferie malate, esistono vere e proprie zone franche, dove la criminalità, di ogni tipo e forma, prolifera indisturbata. Il dato di fatto è che tutte le studentesse, coinvolte o meno in questi barbari episodi, hanno paura.

Paura di uscire. Paura di una passeggiata per la città. Paura di recarsi a Napoli per la loro attività di studio, essendo molte pendolari provenienti dai comuni limitrofi. Questa catena di fatti criminali, ironia della sorte, sta avendo luogo proprio a pochi giorni dall’introduzione del reato del femminicidio. Una donna si può uccidere in tanti modi. E la violenza psicologica, l’intimidazione verbale, le minacce fanno parte di tutto questo.

Quello che fa riflettere, e con un certo scoramento ad essere sinceri, è che di questi episodi si sono macchiati dei bambini. Scugnizzi malsani, membri di una generazione sbagliata. Frutto di una città che li consegna alla vita troppo presto. Sarebbe opportuno interrogarsi sulle famiglie di queste giovani vite, sull’educazione che hanno ricevuto o sull’ambiente nel quale sono cresciuti. Ma sarebbe del tutto inutile. Perché molte di queste vite sono ormai compromesse per sempre, in maniera del tutto irreversibile.

Tuttavia, le ragazze non stanno a guardare. Per ovviare alla latenza delle istituzioni, si è avviata un’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. A tal proposito, è opportuno segnalare la costituzione di un gruppo facebook, intitolato Tuteliamoci!, all’interno del quale è possibile proporre idee e suggerimenti o portare preziose testimonianze, una petizione popolare, da tutti sottoscrivibile sul sito Avaaz.org, che ha quasi toccato le tremila adesioni, e, soprattutto, un incontro aperto che avrà luogo il prossimo 10 dicembre alle ore 11 al 2° piano di Palazzo del Mediterraneo. Questa sarà l’occasione per concordare un piano di azione comune al fine di risolvere nel migliore dei modi questa spiacevole e tristissima vicenda.

Un moto di indignazione si è sollevato in rete quando, negli scorsi giorni, la città di Napoli è stata relegata all’ultimo posto della speciale classifica delle città più vivibili d’Italia. Perché sorprendersi? Perché indignarsi? Si può dire vivibile una città, una provincia, un comune, nel quale una passeggiata può sfociare in tragedia? Dove i bambini maneggiano armi alla stessa stregua dei criminali professionisti? Dove si muore di cancro e tumori fin dalla tenera età? Dove la violenza gode di un’immunità scandalosa? Dove le istituzioni latitano croniche? Per favore, smettiamola di indignarci! Adoperiamoci, agiamo! Ed è per questo preciso motivo che sento si essere vicino alla battaglia ingaggiata dalle studentesse napoletane, molte delle quali appartenenti anche al nostro territorio. Perché stanno dimostrando, con coraggio, determinazione e organizzazione, che le donne possono, anzi devono, essere l’esempio più grande e ammirevole per il raggiungimento di quella legalità tanto sospirata.

Angelo Mascolo

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