Tragedia del Sarno, quel tristissimo manifesto…

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incidente sarnoLo avevamo previsto e, ahinoi, non ci sbagliavamo. La tragedia del Sarno e le responsabilità delegate in modalità scaricabarile. Il Comune di Pompei prende le distanze da quanto accaduto e lo fa a mezzo di uno scialbo ed insulso manifesto. Un elenco preciso di enti chiamati in causa per la manutenzione del “non fiume”. L’amministrazione comunale non ha responsabilità. Questo, in sintesi, il messaggio indirizzato alla cittadinanza. Dovizia di particolari elencati per prendere ufficialmente le distanze dalla manutenzione inefficiente, a tratti inesistente, di quello che tanti, forse davvero troppi, si ostinano a chiamare ancora fiume. Un manifesto che non è andato giù a tanti.

Perché se sulla bontà delle informazioni ci si potrà sincerare, a colpire è il modo di confrontarsi con la città. Alla comunicazione diretta si sceglie, ancora una volta, quella indiretta. Ed è così che magari ad una conferenza stampa esplicativa si preferisce una più fredda e distaccata locandina. Il punto di vista continua ad essere onnisciente. Si prendono posizioni e si propinano spiegazioni lasciando a debita distanza tutti i pompeiani che, ancora oggi, soffrono per la scomparsa di Nunzia e Anna, madre e figlia.

1501746_10153577277560223_1925101293_nUn dolore grande, profondo ed insopportabile. Una tragedia immane che ha colpito in modo particolare Messigno, periferia sud di Pompei. Tanta, troppa amarezza. Rammarico per un lutto cittadino che non è stato proclamato. Ma Pompei evidentemente non è Prato. Nel capoluogo di provincia toscano infatti il sindaco sceglieva di indire il lutto cittadino per onorare la memoria di sette cinesi morti nel rogo di una fabbrica. A Pompei invece pane e veleno per un sindaco che, proprio nel giorno dell’incidente, sceglieva di non recarsi sul posto, restando a palazzo De Fusco con il principe Emanuele Filiberto di Savoia che diveniva “Ambasciatore di Pompei nel Mondo”. La morte che incombeva e il brindisi che aveva la meglio. Che bruttura, davvero! Non sarebbe stato forse più opportuno rimandare la cerimonia?

Oppure Filiberto avrebbe potuto intrattenersi con il cerimoniere comunale o chi per esso. In entrambi i casi  il sindaco avrebbe potuto fare un salto in via Ripuaria. E sarebbe stata l’unica cosa,  forse la più logica, da fare. Con tutto il rispetto possibile, il riconoscimento al rampollo della defunta dinastia sabauda non rappresentava di certo la priorità. E a completare il puzzle dei passi falsi, mancava solo la tessera del manifesto dal titolo perentorio: il Sarno e le “sue competenze”. Ne ha per tutti l’amministrazione comunale. Tira in ballo uno stuolo di enti: genio Civile di Salerno, Autorità di Bacino Regionale della Campania, Consorzio di Bonifica Integrale, Comprensorio Sarno, Arcadis. Nomi precisi perché il messaggio da veicolare deve essere incontrovertibile: il Comune non ha responsabilità, sia bene inteso!

E cittadini hanno compreso eccome. Hanno capito che per questa amministrazione comunale la priorità è quella della veste bianca senza macchia a tutti i costi. Perché volendo anche dare per buone tutte le informazioni del manifesto che esornerebbero il Comune dalle responsabilità sulla manutenzione del Sarno, c’è comunque una buccia di banana sulla quale l’ente inciampa che si chiama art. Art. 54 (Testo unico Enti Locali – Decreto Legislativo 257/2000, aggiornato dalla Legge 125/2008). Infatti alla voce: attribuzioni del sindaco nelle funzioni di competenza statale, l’articolo 4 recita:”Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti[, anche]* contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. I provvedimenti di cui al presente comma sono preventivamente comunicati al prefetto anche ai fini della predisposizione degli strumenti ritenuti necessari alla loro attuazione.

In altre parole l’amministrazione comunale, ravvisata l’urgenza della manutenzione in più punti di via Ripuaria avrebbe potuto provvedere, in via preventiva, ai lavori di messa in sicurezza, per poi richiedere il rimborso di spesa agli enti proposti. Nella via in questione situazioni di grave pericolo sono visibili da tempo. E se si pensa poi a via Macello, strada che fiancheggia La Cartiera, i parapetti sono addirittura inesistenti. Più testimonianze riferiscono di tragedie sfiorate in quella zona. Non siamo così stupidi da pensare che il comune non abbia mai visto ciò che è sotto gli occhi di tutti. La legge parla chiaro. In situazioni urgenti, previa comunicazione al Prefetto, un’amministrazione comunale può e deve provvedere all’eliminazione dei pericoli che minacciano l’incolumità pubblica. In questa storia tante domande hanno ancora risposte poco chiare. Quello che è certo è che i pompeiani non vogliono più dover piangere per altre simili tragedie, con buona pace di Filiberto. Il Sarno non può più aspettare. E neppure i pompeiani che invocano giustizia in nome di Anna e Nunzia.

Marianna Di Paolo

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