Ecco perché la seconda foce del Sarno non va costruita

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Depuratore Foce Sarno (10)Chiunque abbia masticato, seppur ad un livello rudimentale, un po’ di geografia sa che un fiume, oltre che a sfociare in mare, non può avere due foci.

 

Eppure, qualcuno ai piani alti della Regione Campania non sembra esserne convinto fino in fondo, al punto da volere a tutti i costi la costruzione, in quel di Rovigliano, di una seconda foce del fiume Sarno. Il costo dell’opera, inserita nel Grande Progetto Sarno, si aggirerebbe intorno ai 217 milioni di euro. Una cifra pazzesca che porterebbe dietro di sé un lavoro faraonico, in considerazione anche del fatto che la realizzazione di un nuovo estuario comporterebbe un ripensamento del corso del fiume a valle.

Questa gigantesca “opera ingegneristica”, tuttavia, non tiene conto di tante cose: anzitutto, lo stato di diffuso inquinamento dell’area di Rovigliano, terra di nessuno tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia e mai effettivamente rilanciata; la mancata realizzazione degli impianti di depurazione renderebbe una seconda foce praticamente inutile, a meno che l’idea non è quella di continuare a fare del Sarno e delle sue terre limitrofe una fogna a cielo aperto; nel progetto della seconda foce di Rovigliano non viene fatto alcun accenno all’impatto ambientale che quest’opera avrebbe sulla salute dei tanti cittadini che in questa zona risiedono. In questo scenario, segnato da tante criticità e soprattutto da moltissimi punti interrogativi, si può forse capire meglio l’ondata di protesta della gente comune.

Ed è in quest’ottica che tutti i cittadini, residenti e non nella zona in questione, hanno deciso di agire. Il primo passo, promosso dal Comitato Gente del Sarno, è stato quello di raccogliere, in diversi presidi, le firme di coloro che non ci stanno a convivere, giorno dopo giorno, con tumori e malattie. Ma soprattutto l’organizzazione di una grande manifestazione, prevista per il prossimo 21 dicembre alle ore 9,30, allo scopo di bloccare i propositi della Regione e le linee di uno sviluppo fasullo per il bacino idrografico del Sarno. A ben guardare, il problema del Sarno, il fiume “maledetto” alla luce delle ultime tragedie che lo hanno visto come protagonista, non è la costruzione della foce. La questione risiede negli interessi incrociati che questo fiume continua ad attirare. Perché un Sarno sporco, maleodorante, portatore di malattie e tumori crea emergenza.

E l’emergenza è una continua fabbrica di denari e fondi, da spartire tra tutti quegli enti e quelle aziende che dal Sarno cattivo ed inquinato traggono una continua linfa vitale. E sono questi interessi, spesse volte divergenti e conflittuali, che hanno ammazzato il fiume e frustrato nei decenni ogni valido progetto di rilancio del bacino idrografico. Un dato credo che da solo possa dare la misura del dissesto a cui il fiume è stato sottoposto: in 30 anni il progetto Sarno ha polverizzato qualcosa come 800 milioni di euro. 800 milioni per avere un’area inquinata, malarica, dove si muore per incidenti o per cancro.

Ma soprattutto 800 milioni per avere un fiume ridotto a un letamaio. Sono queste cifre, e il retroterra che le ha originate, che porta ad essere non solo scettici, ma criticamente oppositori di progetti quali la costruzione della seconda foce. Il Sarno può, anzi deve ritornare a vivere. Ma per farlo serve un’azione culturale forte, incisiva. La presa di coscienza è il primo passo. In assenza di essa, molti altri milioni continueranno ad essere inghiottiti dalle acque immonde del fiume.

Angelo Mascolo   

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