Gragnano: prosegue lo sbriciolamento della Valle dei Mulini

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vernotico blu7 A distanza di un mese, continuano ininterrotti gli sversamenti di liquami e scarichi di ogni tipo nel torrente Vernotico, l’antico alveo che nei secoli andati irrorava con le sue acque la Valle dei Mulini.


Alle acque cristalline di un tempo si sono sostituiti, improvvisi e fetidi, flussi di liquidi blu, rossi e neri che liberano nell’aria olezzi nauseabondi e dannosi, tanto per l’ecosistema circostante quanto per l’essere umano. Questa vera e proprio tragedia dell’ambiente si sta consumando sotto gli occhi indifferenti di una Gragnano vuota e senza più alcuna rappresentanza politica. Cosicché a presidiare questo piccolo eremo incantato sono rimasti solo i volontari che da mesi si battono per una Valle pulita e in grado di poter costituire un volano per la locale economia gragnanese. Su tutti, il circolo di Legambiente Woodwardia che ha avanzato a più riprese la necessità di sottoporre l’area degli antichi mulini a una mappatura degli scarichi, in maniera tale da preservare il territorio da ulteriori comportamenti incivili.

Tuttavia, come speso avviene dalle nostre parti, i giovani di Legambiente si sono scontrati con un vero e proprio muro di gomma, fatto di autorità latitanti o di astruse pratiche burocratiche, che hanno e stanno rallentando sensibilmente le possibilità di un’azione concreta. La storia del degrado della Valle e dei suoi mulini – per inciso esemplari notevoli di archeologia pre-industriale – inizia negli anni ’70, in quel generale clima di faciloneria politica che ha avuto come conseguenze un’urbanizzazione incontrollata e l’assenza di piani regolatori efficienti.

Un’urbanizzazione senza regola è figlia certamente di questa situazione – ha spiegato Carmine Iovine, uno degli attivisti del circolo Woodwardia – ma al tempo stesso bisogna distinguere la portata dell’inquinamento della valle: da un lato abbiamo i liquami e gli scarichi fognari, attribuibili a un inquinamento generale delle acque di origine urbana, dal momento che non esiste, per Gragnano così come per i comuni a monte, una capillare rete fognaria; quindi tutti gli scarichi di Pimonte, Iuvani, in parte Castello e di Gragnano finiscono nel Vernotico; dall’altro, gli scarichi di attività agricole o aziendali, che sprovvisti dei cosiddetti pozzi neri previsti dalla legge Merli, sversano nella Valle. Ma gli ultimi sversamenti, però, hanno una storia diversa. Le anomale colorazioni date alle acque del Vernotico – ha proseguito Iovine –  emettono un odore aspro che a contatto con la pelle sono orticanti. In attesa dei risultati dei campionamenti effettuati dall’Arpac (Azienda Regionale per la Protezione Ambientale in Campania ndr), i cui risultati saranno noti il prossimo 20 gennaio, sono due le ipotesi in piedi: gli scarichi di colore nero e verdastro proverrebbero da alcuni frantoi localizzati nel territorio di Pimonte e, vista la quantità dei liquidi, anche da frantoi diversi; indiziato è anche un macello di Pimonte, considerando la tonalità rossastra dei liquami che spesso arrivano al Vernotico; mentre un discorso a parte meritano le sostanze di colore blu elettrico, scarti di lavorazione tessile scaricati da una fabbrica abusiva posta tra Gragnano e Pimonte o – cosa ancor più probabile – da un autobotte che ha sversato il tutto. Ed è probabile che coloro che hanno inquinato, indisturbati, il Vernotico, abbiano aperto la strada anche a scarichi provenienti da fuori. Naturalmente, queste restano ipotesi.

Ipotesi, ad ogni modo, avvalorate dal fatto che la Valle dei Mulini è una sorta di area strategica dell’inquinamento locale, divisa sui territori di più comuni e punto di collegamento tra le montagne dell’entroterra e il mare. Infatti gli scarichi, attraversando il cosiddetto rivo di San Marco, terminano direttamente la loro corsa presso il litorale di Castellammare di Stabia. L’impatto ambientale è a dir poco devastante.

Resta il fatto – ha sottolineato ancora Iovine – che non si capisce quale sia l’autorità che debba intervenire: abbiamo tentato di avere contatti con il corpo forestale ( autorità competente) ma senza alcun esito; la polizia provinciale di Napoli ci ha comunicato che la denuncia fatta è in corso di valutazione dalla procura; lo stesso abbiamo fatto con la guardia costiera di Castellammare che ha aperto un’ulteriore indagine.

Insomma indagini e burocrazia, unite al totale disinteresse della gente comune, contribuiscono a fare della Valle dei Mulini una terra di nessuno. Una terra senza nome per la quale si attendono risposte immediate ed urgenti. Da qui l’idea dei volontari di Woodwardia di organizzare un tavolo, in programma per il prossimo 24 gennaio, con il sindaco di Castellammare, Nicola Cuomo, allo scopo di trovare un’intesa con le autorità dei comuni interessati, Pimonte e Gragnano su tutte, avviando i presupposti per una citazione in giudizio proprio di quelle autorità che fino ad oggi avrebbero dovuto intervenire e hanno al contrario nicchiato.

Tutto questo, mentre il patrimonio naturalistico e ambientale di una parte dei Monti Lattari continua a sbriciolarsi sotto il peso del peggiore di tutti i mali: l’indifferenza di (molti) cittadini e di quella politica troppe volte eletta e troppe poche volte selezionata a dovere.

Angelo Mascolo