A Pompei il tutto di niente

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pompei scaviFacciamo finta di niente. Ma si! proprio di niente, niente. Agli scavi di Pompei niente è successo. Infatti, non per finta, finora non è successo proprio niente. Niente (di utile) di quello che si aspettava. Niente, nemmeno dopo un gran parlare e dopo solenni proclami e soprattutto dopo ripetute figuracce mondiali e crolli che (nel silenzio) provocano ancora danni inesorabili.
C’è un generale dei Carabinieri prestato all’archeologia, ma non ha i fedeli “Carabinieri” che si aspettava. Attende ancora un super staff di 25 persone di provenienza prevalentemente multiministeriale… (l’ennesimo, alla faccia del risparmio delle spese pubbliche, sempre per occuparsi di cosa fare degli scavi che crollano e dei territori urbani devastati).
C’è una soprintendenza per Pompei, nuova di zecca, prevista dalla legge “Valore Cultura” (valore? Bah!), che ha solo un soprintendente annunciato ma non ancora effettivo.
Il Grande Progetto, con 105 milioni disponibili, è in intollerabile ritardo sull’attuazione, mentre i pochi lavori avviati sono stati aggiudicati a imprese che hanno battuto il preoccupante record del ribasso sui prezzi, giungendo all’incomprensibile 56,7%.
Si è scoperta una “Pompei2” (grazie ad archeologi pentiti e al settimanale l’Espresso) alla periferia di quella che ispira gli americani per film kolossal e gli inglesi per mostre da business. Ci sarebbero antiche fabbriche, ville sul mare, residenze rurali, il tutto nella direzione che dalla commerciale (romana) Pompei conduce alla residenziale (romana) Ercolano.
C’era ma oggi non c’è niente, ancora il “niente” e dunque, ai maiali l’ennesima opportunità di creare ricchezza diffusa e duratura. L’archeologia sarebbe stata sacrificata (la magistratura ha aperto un’inchiesta), per far posto all’ennesimo centro commerciale che produce ricchezza per i pochi che speculano e non certamente per i luoghi e i cittadini che (ormai è chiaro a molti) diventano sempre più poveri, proprio in quella Pompei dove, contrariamente ai luoghi comuni dell’immaginario collettivo, sembra crescere solo il tutto di niente.

Antonio Irlando

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