Sta crollando la pazienza

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risikoMa di quale “giorno del giudizio” si parlava ieri a Roma, mentre si decideva sul dopo governo Letta? Quello
“universale” per la politica italiana lo aspettano in tanti e lo auspicano in tantissimi, ma non era l’oggetto. In politica sembra essere sempre prossimo, ma poi si “papocchia” e la svolta si rimanda, di fatto si accantona.

Si fa credere di cambiare tutto per “il bene del Paese”, ma poi non cambia praticamente nulla e solo per il bene esclusivo di caste, apparati e burocrazie di partiti e istituzioni che pubbliche lo sono sempre meno.
La loro sopravvivenza è alimentata dalle miserie di un Italia paralizzata e con il fiato sempre più corto verso il futuro.
Renzi subentra a Letta? Berlusconi subentrerà ad Alfano nella nuova maggioranza? Ritornerà Casini e sarà contento quel che resta dell’ex partitino che fu di Monti? Risposta prevedibile e diffusa: Chi se ne frega?
Molti elefanti della politica sembrano finalmente entrati nei monumentali cimiteri e i loro eredi che fanno di nuovo? Beh, di nuovo, ma che domande? Dalla prima Repubblica ad oggi, studi dimostrano che la corruzione è quintuplicata. Si dirà che è colpa della svalutazione… Intanto la rabbia e le disperazioni, sono aumentate esponenzialmente, altro che regressione!
Succede a Roma e succede anche a Pompei, dove si voterà per il nuovo consiglio comunale. Sta succedendo anche da qualche altra parte. A Roma si decide per l’Italia, mentre a Pompei si dovrebbe decidere per il buon governo di una città simbolo che non è solo campana, per quel che rappresenta nel mondo la cattiva gestione di un preziosissimo patrimonio archeologico universale.
Il nuovo governo della Pompei moderna dovrebbe farsi carico delle disgrazie dell’antenata. Per motivi identitari, culturali e, non ultimi, economici. Un patrimonio ben tenuto e ben mostrato, accresce la reputazione di un Paese e ne accresce la possibilità di distribuire ricchezza alle comunità che vi convivono.

Finora chi sta pensando a governare (?) Pompei, sta pensando esclusivamente ad aggregare un potenziale portatore di voti, un ex consigliere e poco importa se è impresentabile, se è prima di questa e poi dell’altra parte. L’aggregazione non nasce su valori, identità, e programmi di buon governo condivisi. Si cementa sui numeri necessari per vincere. Poi (eventualmente) si pensa a cosa fare e a come farlo e poco importa se quotidianamente bisogna fare i conti con interessi personali, richieste di “visibilità” che altro non sono che richieste di potere per accrescere interessi privati a spese di quelli generali. Ed ancora ricatti, minacce, lotte ai coltelli. E per ben governare una città patrimonio dell’umanità cosa si fa? Al massimo si crea un centro commerciale, l’ennesimo, illegale e inutile per una città che si chiama Pompei.

Operatori del turismo che scioperano davanti agli scavi di Pompei sono un forte segnale che la pazienza sta crollando, come i muri della città romana. Ancora una volta, per dirla con le parole del quotidiano americano The New York Time, “Pompei è il simbolo di un’Italia in disfacimento”. Ripartire da una “nuova e sana Pompei”, forse significherebbe gettare le basi per una nuova nazione. Non è esagerazione. E qui nessuno dovrebbe dire : “Ma chi se ne frega!”.

Antonio Irlando

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