“I promessi sposi” tradotti in napoletano da Luigi Vittorioso

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OLYMPUS DIGITAL CAMERA“Chella parte d’ ‘o Lago ‘e Como, che guarda verso ‘o Sud, nmiezo a ddoje fil’ ‘e muntagne, tutte fatte a cimme gorfe…”
Inizia così il primo capitolo de “I promessi sposi” o meglio “E spuse prummise”. Questo è il titolo del libro di Luigi Vittorioso, totalmente riscritto in napoletano e presentato nella sala teatro dell’Istituto Comprensivo Statale Giampietro-Romano di Torre del Greco. La storia di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella rivive, lo scorso 7 aprile, nell’ambito del ciclo “Invito alla lettura – Chi legge spicca il volo”, voluto dalla dirigente scolastica Maria Aurilia e curato dalla professoressa Antonella Papa.

Luigi Vittorioso, bancario di Torre del Greco, appassionato di fotografia e cinematografia, ha tradotto in napoletano il romanzo di Alessandro Manzoni, forte della consapevolezza che, come ha dichiarato l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la  Cultura) il napoletano è la seconda lingua nazionale del territorio italiano.

Già secondo gli storici e i linguisti, il dialetto napoletano può essere considerato la seconda lingua ufficiale in Italia, grazie anche alle canzoni che hanno girato in tutto il mondo e alle commedie più rappresentative di Eduardo, tradotte in tante lingue, tra cui inglese, russo, francese e anche cinese. Nessun dialetto è così popolare e pertanto l’UNESCO ha dichiarato che è lingua da preservare e da tutelare.

Nel corso della presentazione del volume, corredato dalle illustrazioni di Michele Fortunato, che con la sua matita ha raccontato gli episodi della storia manzoniana,
l’insegnante Nicola Di Lecce ha letto, accompagnato alle tastiere dal Maestro di musica Francesco Piedipalumbo, nella traduzione napoletana, l’episodio della madre di Cecilia, protagonista, nel XXXIV capitolo de “I promessi sposi”, di  uno dei momenti più lirici e commoventi dell’intero romanzo, quando Renzo, nella Milano sconvolta dalla peste del 1630, vede, in braccio alla madre, la piccola Cecilia, morta di peste, ma preparata per una festa promessa da tempo, per lasciarla poi in mano ai monatti (erano coloro che avevano già avuto la peste e non la prendevano più).

Una rilettura dei personaggi del romanzo storico ambientato nel Seicento rivela analogie con fatti e personaggi contemporanei. Don Rodrigo, l’antagonista della storia, ad esempio, compie il male perché è sicuro che la sua posizione sociale e gli appoggi di persone molto influenti e poco scrupolose gli garantiscano l’impunità.

Il volume di 650 pagine, Edizioni Scientifiche Artistiche, è stato stampato a spese dell’autore e il ricavato devoluto ai Frati Carmelitani Scalzi di Torre del Greco.
Un libro curioso e interessante che permette di avvicinarsi alla cultura napoletana e alla Napoletanità.

Luigi Vittorioso oggi sta lavorando alla traduzione di Pinocchio, che, come lo scrittore afferma, “…è ancora più impegnativo dell’ultima fatica durata due anni, perché Carlo Collodi scriveva nell’italiano toscano della sua epoca, difficile da tradurre in napoletano”.

Rossella Saluzzo

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