Sono i cani la priorità dei mali degli Scavi?

cani scaviPer una lettura breve delle cause dei mali degli scavi di Pompei, da anni sotto osservazione preoccupata dell’Unesco e dei media di tutto il mondo, proviamo con alcune domande ispirate dalla cronaca recente.

1) A Pompei creano più danni i cani randagi o la cronica cattiva gestione dell’area archeologica?
2) E’ giusto che il Ministro Franceschini “ordini” una deportazione di massa dei randagi dell’archeologia (che al momento sembra fallita per la complicità tra i cani e chi li ama) invece di occuparsi (prima) di “affollare” gli scavi archeologici di operai, restauratori e tecnici per garantirne quotidianamente la manutenzione ordinaria?

3) E’ giusto che dopo oltre quattro mesi dalla nomina del solo direttore generale (il vice deve essere rinominato) sono ancora senza staff operativi le strutture “Grande Progetto Pompei” e “Unità Grande Pompei”, istituite con la legge “Valore Cultura” voluta dall’ex ministro Bray?

4) E’ stato giusto che per accogliere il Ministro per i beni culturali e il turismo, nella sua prima visita nella “terra dei fuochi dell’archeologia” che sembra essere da tempo Pompei, si sia pensato di fargli “inaugurare l’apertura al pubblico”, è scritto in un comunicato del suo Ministero, tre “nuove domus appena restaurate”?

Sull’ultima domanda, invece di riferirsi a un “restauro” recente, sarebbe stato più corretto parlare di ripulitura e allestimento per la visita. La vera delusione, però, sta nel fatto che, dal giorno dell’inaugurazione, le case sono rimaste tutte aperte per l’intera giornata, ma solo per quattro giorni. Infatti, ora l’apertura è ridotta a mezza giornata ed è programmata, come si legge sul sito della soprintendenza di Pompei, fino “al 30 aprile”. E dopo? Le case saranno richiuse, come spiegano i sindacati, per la cronica mancanza del personale di custodia. E cosa si risponderà ai turisti che vengono a Pompei con il desiderio di vedere le “nuove” domus? Sorry, arrangiatevi! Come da troppo tempo si “arrangia” anche la conservazione del sito archeologico.

Antonio Irlando

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