Le contraddizioni di parte della tifoseria azzurra

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cavani lavezziC’è una frangia di tifoseria del Napoli in antitesi con la maggioranza che assume iniziative illogiche. Sono coloro che contestano l’inno nazionale italiano, fischiano Insigne e Cavani ed urlano “Napoli siamo noi” a De Laurentiis. Quattro atteggiamenti totalmente fuori luogo.

Fischiare l’inno della propria nazione è atteggiamento abbietto e ripugnante, significa considerarsi organico di un’etnia e non della Patria che ti ha dato i natali. Si è prima italiani poi napoletani, nel caso di specie. Coloro che lo scorso anno hanno sovente fischiato il talentuoso Lorenzo Insigne, calciatore dalla tecnica sopraffina, vanto del vivaio partenopeo, hanno dimostrato di capir poco di calcio o quantomeno non aver compreso il sacrificio tattico di Insigne nell’era Benitez.

Il tecnico lusitano chiede gioco a tutto campo per farlo diventare una stella del firmamento europeo. Tecnica e classe non gli mancano, deve progredire tatticamente per diventare un vero top-player. Ancor più gravi sono stati i fischi rivolti a Cavani nel corso dell’amichevole con il PSG di lunedì scorso. La solita frangia ineffabile di supporter ha dimenticato in un attimo i 104 gol realizzati in tre anni dal “matador” in maglia azzurra. A prescindere dalle vicende extra-calcistiche, nei riguardi di Cavani bisognava essere oggettivi e riconoscere tutto il buono realizzato con la maglia del Napoli.

Bisogna essergli soltanto riconoscenti. Così ragiona colui che ama la propria squadra. Quei fischi assordanti rivolti ad Edinson hanno soltanto dimostrato l’ingratitudine di alcuni verso un atleta che ha dato tanto al Napoli. Inspiegabile la difformità di trattamento ricevuta da Lavezzi. Questi ha ricevuto soltanto applausi sebbene anch’egli ha fortemente voluto andar via da Napoli: per incremento di ingaggio, mancanza di privacy o addirittura condizionato dalla compagna Janina che dileggio’ a suo tempo il capoluogo campano.

Al Pocho è stata mostrata riconoscenza, Cavani fischiato sonoramente. Inspiegabile. Dulcis in fondo, vorremmo capire quel “Napoli siamo noi” rivolto al presidente De Laurentiis ogni qualvolta si avvicina a qualche settore dello stadio. Che la tifoseria organizzata sia il propellente della squadra e’ fuor di discussione ma sminuire il presidente e fingere di ignorare il livello a cui ci ha portato, non è corretto. Stiamo parlando di un imprenditore che ha rilevato la società dalla serie C e l’ha riportata alla sua giusta dimensione: ai vertici del calcio nazionale ed europeo.

La società di Ferlaino, dopo anni di magheggi e sotterfugi, si è rivelata quello che era: una “scatola vuota” ! Due scudetti ed una Europa League per poi precipitare in un miserabile fallimento. Fu un tracollo della societa’ non del primo dirigente che, a tutt’oggi, esercita l’attività di imprenditore alberghiero.

Alla luce di quanto avvenne con Ferlaino “nascondino” preferiamo una società sana da prima fascia piuttosto che una “scatola vuota” da scudetto !

Il presidente De Laurentiis va solo elogiato per ciò che ha fatto in questi anni, dalle gare con Gela, Manfredonia, Martina Franca e Cittadella si è passati a giocare negli ultimi anni con Bayern Monaco, Manchester City, Chelsea ed a giorni con l’Athletic Bilbao. A quei tifosi che assumono queste ineffabili iniziative verrebbe quasi voglia di chiedere: “Ci siete o ci fate” ?

Annibale Nuovanno

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