Passa la doccia e restano i fondi. O viceversa?

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ice bucket challengeSiamo abituati a pensare che il tormentone dell’estate sia una hit, una canzonetta che ti entra in testa e ne esca solo alla hit autunnale. “Tengo la camisa negra”, “Vamos a bailar” e “Dammi una lametta ché mi taglio le vene” hanno lasciato danni irreversibili.

Quest’anno, in perfetta sintonia con la condivisione via social anche del numero di zanzare a cui abbiamo prestato vitto e alloggio, c’è l’Ice Bucket Challenge, la doccia di cubi di ghiaccio con donazione per la SLA e nomination del prossimo soggetto del video in rete.

Dai vip ai nip (Normal Important Person) sono stati consumati bidonate di cubi di ghiaccio. Qualche grattacheccaio s’è lamentato pure.

E la beneficenza, da sempre in giro a braccetto con la discrezione, ha optato per la teoria del “mi piace-condivido-ti nomino-dono”. L’iter è questo, insomma. Ci si cosparge di cubetti di ghiaccio, si nomina il prossimo personaggio che dovrà freddamente docciarsi e si versa una quota libera per la ricerca contro la SLA. 24 milioni di video scaraventati in rete, pari a 24 milioni di donatori e la catena di sant’Antonio è ancora in corso. Pare che qualche vip non abbia gradito la doppia chiamata. Pare che qualche nip non abbia gradito l’entità della donazione di qualche vip.

La beneficenza non solo smette di essere discreta e silenziosa ma ha anche degli importi minimi. Più sale l’ISEE più ci si aspettano carte da euro 50. Mi pare ovvio, per giunta.

Sta instaurandosi una sorta di “racket reputazionale”. Guai non donare, si rischia d’esser coperti di insulti, virtuali, per la carità. Guai donare poco. La soluzione è mostrare la busta paga, per i fortunelli che la hanno e dichiarare quanto si sta donando. Se tutto va come le aspettative vogliono, avremo qualche “mi piace”.

Come ogni “evento” nato, cresciuto e pasciuto sul web, ognuno sente, e un po’ ha, il diritto di analizzarlo in quanto spettatore  e scrivere la sua, creando così un secondo filone che corre parallelo al fenomeno.  È questo, il filone del commento critico decostruente, a lasciar parlare di sé più che dell’evento che lo genera.

E come esimerci dal commento?

Non è che della combinazione egocentrismo-fatebenefratelli si possa ammirare solo il gran bel corpo delle donzelle e la reazione al freddo del culturista Dwayne Johnson (La Roccia).

Accade a tutti i singoli fenomeni mediatici a far crescere intorno a sé del cinismo, seppur questo sia sorretto, stranamente, da una causa più che nobile. Il mio compreso. Ne vediamo a iosa di fisici tonici, se tutto va bene. Ne leggiamo a go go di commenti al commento e la politica ci sta insegnando che si ottiene il gradimento a suono di tweet e di click. Per una volta, forse la prima che io ricordi da quando usi l’adsl, la  visibilità, i soldi e la beneficenza sono in sintonia e si è innescata una ola che a vederla sembra solo una bella pensata.

A titolo informativo, sono precaria in nero.

Anna Di Nola