Foto e tacchi a spillo. Scandalo nelle Ville di Stabia: interviene Irlando

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irlando AntonioFoto e tacchi a spillo tra i tesori archeologici di Stabia. La protesta di tantissimi cittadini indignati per quanto hanno potuto vedere attraverso le foto postate su Facebook, prontamente riprese dal nostro giornale e a cascata da tutti media e le agenzie di stampa nazionali ha portato alla pronta risposta del soprintendente Massimo Osanna che ha dichiarato “Stop ai servizi fotografici nelle Ville”.

Sulla brutta faccenda che ancora una volta vede vilipeso l’alto valore culturale, storico e artistico del nostro patrimonio archeologico e intervenuto Antonio Iralando, responsabile dell’Osservatorio Patrimonio Culturale, che ha avuto dure parole per la mala gestione, ma anche soddisfazione per il pronto intervento della Soprintendenza.

«Questa volta – ha affermato Irlando – la responsabilità riguardo all’uso indecente del nostro patrimonio archeologico sembrerebbe individuabile nell’esclusiva irresponsabilità del personale di custodia dell’area di Stabia.

Dopo Pompei con l’arena dell’anfiteatro diventata ristorante esclusivo per una compagnia assicurativa e la Villa di Poppea barbaramente utilizzata per una iniziativa privata con infrastrutture del catering a stretto contatto con preziosi elementi decorativi della Villa, è oggi la volta di Stabia con l’ennesimo sfregio ad un patrimonio unico al mondo.

E’ necessario – ha aggiunto Irlando – che la Soprintendenza attivi una urgente indagine interna che porti ad individuare e colpire chi, forse per una “mazzetta”, ha umiliato un patrimonio che è identitario dell’area stabiese e dell’intera nazione.

La sensibilità dimostrata, per la prima volta, dal soprintendente Osanna che ha ringraziato per la segnalazione i cittadini e gli organi di stampa che l’anno resa nota – ha concluso il responsabile dell’Osservatorio Patrimonio Culturale – conforta nella direzione necessaria e da troppo tempo attesa per una inversione di tendenza che porti finalmente a privilegiare l’esigenza della tutela del patrimonio rispetto alla mercificazione, barbara ed indecente, che in passato si è fatta dei siti archeologici di Pompei e dell’intera area vesuviana».

Gennaro Cirillo

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