La Cooperativa Stabiae Terme scende in piazza: “Cuomo non è il nostro sindaco”

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Circa cento persone hanno partecipato ieri alla manifestazione organizzata dalla Cooperativa Stabiae Terme formata dai lavoratori della partecipata Terme di Stabia. I manifestanti si sono radunati nei pressi di Palazzo Farnese per chiedere a gran voce la riapertura degli stabilimenti nonché l’affidamento alla Cooperativa della gestione temporanea del complesso delle Nuove Terme. Presenti anche i rappresentanti sindacali di Terme.

“Nicola Cuomo non è il nostro sindaco. – hanno affermato i lavoratori – Questa amministrazione ha fallito e questi amministratori saranno ricordati dagli stabiesi come ‘alzamano’ a gettoni di presenza. Cuomo, Fulvio Sammaria (commissario liquidatore di Terme, ndr) sono i veri responsabili della distruzione del patrimonio immobiliare e sorgentizio e andranno denunciati alla Procura della Repubblica. Le vere vittime sono i lavoratori, i veri carnefici sono tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione, nonché gli assessori che sulla questione Terme non hanno voluto approfondire anzi hanno lucrato politicamente nell’ultimo ventennio. Basta con questa politica. Cuomo dimettiti per il bene della città e dei tanti lavoratori maltrattati dalle tue insensate decisioni”. Parole fortissime che si sommano a quelle contenute nella lettera distribuita ieri nel corso della manifestazione che pubblichiamo qui di seguito.

“Sono un lavoratore delle Terme. Per anni ho creduto che il lavoro alle Terme di Castellammare fosse “un posto sicuro”. Prima orgoglio della città e modello di avanguardia nel settore in Europa, negli anni ’60 poi riduzione dei posti e contrazione delle commesse lavorative, infine chiusura. Le Terme chiudono e chi aveva interesse perché stessero aperte e a turno si “accontentasse” questo o quel partito con la poltrona della dirigenza, oggi che non ci sono più soldi, l’interesse è la svendita, per specularci su. Per me la faccenda cambia e di molto. Prima lavoravo e ora non ho più di che vivere.
La mia famiglia ha aspettato che anche stavolta si riuscisse a trovare i soldi per continuare un attività che funzionerebbe benissimo da sola, se solo avesse (e ne ha avuti) un dirigente vero, un direttore che pianifica e programma per ingrandire, migliorare, riammodernare guardando al mercato e non alla comoda cassa del comune a fine anno che ripiana i passivi.
Ci ho creduto, ho sperato fino in fondo che chi amministra la nostra città (Vozza, Bobbio, Cuomo) tenesse alle Terme come le ho a cuore io. Mi sbagliavo, io non ho più un reddito per far vivere dignitosamente la mia famiglia, loro invece tentano l’ultima carta, per l’ultimo affare: svendere, smembrare, trasformare in chissà cosa, poi dopo si vedrà. Sono di Castellammare, così i miei genitori e cosi i miei figli, amo, nonostante tutto la mia città e sono sicuro che chi ha voglia di farla riemergere, dei pazzi come me li trovo ancora.
E cosi è stato, con altri 10 dipendenti delle terme abbiamo immaginato una cooperativa che prendesse in mano la “gestione” dello stabilimento, quel coraggio e quella intraprendenza che forse per anni è mancata ai manager pagati per farlo. I dieci sono diventati venti, poi trenta, poi cento. Ora siamo 123, i pazzi che, da stabiesi vogliono gestire un bene, un gioiello stabiese. Ci abbiamo provato, abbiamo rischiato tutto ciò che avevamo, il credito nei confronti dell’azienda, quegli stipendi che da anni aspettiamo in vano di ricevere. Perdere quei soldi a fronte della speranza di rivedere aperte le Terme dove ho lavorato per anni, dove ha lavorato mio padre e dove giovani stabiesi ancora potrebbero lavorarci se solo si facesse un piano aziendale vero, serio, è stato la follia che abbiamo cercato, che abbiamo voluto come in un gioco a testa o croce. Questa scommessa ci ha fatto sentire liberi, ci ha fatto sentire vivi, ci ha ridato l’orgoglio che ti fa camminare dritto, che ti fa guardare chi ti ha messo in queste condizioni senza abbassare gli occhi, che ti fa sentire unito. Mi rattristava allora, appena chiusi i cancelli, vedere “le nostre terme” senza la musica che rallegrava il parco, senza gli spettacoli al laghetto dei cigni, senza persone che passeggiavano e bevevano acqua unica e preziosa, mi addolora oggi vederla in pieno stato di abbandono, di degrado e in preda ai vandali come una bella donna violentata e abbandonata sulla strada. E’ davvero difficile poter descrivere l’amarezza e la rabbia che questo stato di cose genera, tanto più che abbiamo messo tutta la nostra passione per risollevarla, ripulirla e farla rinascere.
Il 6 giugno abbiamo costituito la cooperativa
Il 30 giugno abbiamo presentato un progetto di riqualificazione dello stabilimento Terme Nuove €4.400.000,00
Il 1° agosto presentiamo un progetto e relativa istanza al Sindaco e al liquidatore per l’affidamento temporaneo degli stabilimenti termali a cui facciamo seguire copertura finanziaria e lettera di affidamento da parte del Banco di Napoli.
Il 25 agosto ripresentiamo la richiesta e l’istanza relativa all’affidamento temporaneo nonché, tre giorni dopo, richiesta di partecipare alle offerte di attività di custodia e guardiania delle strutture.
La legge che autorizza l’amministrazione ad assegnare direttamente é la legge fallimentare all’art.103. Se Cuomo ci desse le chiavi per aprire ci accolleremmo i rischi di impresa, proprio come nuovi imprenditori e non come magari qualcuno ancora ci vuole dipingere (raccomandati e scansafatiche) e potrebbe far ripartire da subito l’attività.
Ecco perchè il sindaco Cuomo non mi rappresenta, non è il mio Sindaco e mi viene da chiedere, se i cittadini stabiesi e la città di Castellammare con i suoi beni, non sono in cima alle sue preoccupazioni e cure, è il Sindaco di chi?
Noi sentiamo un legame fortissimo ma le Terme di Castellammare non sono le nostre, sono di tutti gli stabiesi e TUTTI devono dare il loro contributo perché da un punto, uno qualsiasi, riparta la città. Un luogo rappresentativo però, non certo le 4 scalcagnate e approssimative palafitte sulla sabbia, che non danno garanzia a chi vuole fare investimenti seri e non tutelano chi, malcapitato, vuole immaginare di trattenersi sulla spiaggia come i nostri genitori, i nostri nonni. Le Terme potrebbero essere il volano di un turismo serio e responsabile di un amministrazione che non lo è o almeno, non lo ha dimostrato finora.
Noi ci proviamo e magari una scintilla può far esplodere la rabbia verso i nuovi “tedeschi” che fino al ‘43 occupavano la nostra città senza sentire attaccamento, senza provare il legame che ci infiamma che ci mette in moto”.

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