Boscoreale, Langella e Crifò: “Balzano vada a casa”

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Gennaro Langella

«Questa amministrazione sta facendo tutto male: non le rimane che andare a casa e riportare la città alle urne per un governo migliore» e « la maggioranza si è imbucata nella nebbia più fitta. E, come una nave senza rotta, sta navigando a vista: Boscoreale è un paese allo sbando». Parola di Gennaro Langella, ex primo cittadino di Boscoreale, oggi a capo dell’opposizione in consiglio comunale. E di Gaetano Crifò, consigliere di maggioranza perché appartenente a quella stessa coalizione che sostiene il sindaco Giuseppe Balzano. Ma anche politico «di rottura» perché ormai da mesi si ritrova sulle identiche posizioni dell’opposizione. «Ma non sono io che ho lasciato la maggioranza – chiosa, difatti, ironicamente, Crifò – è la maggioranza, il mio partito, che si è spostato, politicamente, troppo a sinistra».

Pomo della discordia, ancora il Puc, il Piano urbanistico comunale che, secondo le accuse dei due consiglieri, la maggioranza si rifiuta di approvare e starebbe tentando di cambiare per favorire un gruppo politico cittadino. Il tutto, secondo la denuncia politica di Langella e Crifò, sarebbe finalizzato all’allargamento dell’area Pip (piano d’insediamento produttivo), in prossimità dello svincolo della 268 a Boccapianola di Poggiomarino, a favore delle industrie di Castellammare di Stabia. Gli opifici stabiesi – come spiega Crifò che confessa di essere stato presente alla riunioni di maggioranza sull’argomento – sarebbero intenzionati a delocalizzare in quell’area le attività, considerata l’ipotesi di riqualificazione del litorale destinato a diventare la punta di diamante dei flussi turistici da e per la «costa delle sirene». Questo, secondo i due consiglieri boschesi, significherebbe altra area sottratta alle colture che da secoli sono caratteristiche del territorio oltre che alle industrie di Boscoreale, che in quel modo non avrebbero sfogo per progettare capannoni destinati alle proprie produzioni. Il risultato sarebbe un incremento occupazionale locale pari allo zero.

Progetti irricevibili sarebbero, tra gli altri, quello del recupero di Piazzetta Pellegrini e il restyling di via Giovanni della Rocca. Nel primo caso, quello di Piazzetta Pellegrini, secondo l’ex sindaco Langella non ci sarebbe piano più sbagliato in quanto il piano di cantierizzazione di un’area verde, attrezzata, porterebbe alla costruzione di una cattedrale nel deserto, perché non sono stati considerati ingressi che affacciano sulla strada principale. «Il progetto della mia amministrazione – spiega Langella – che prevedeva, l’esproprio di un terreno per collegare la piazza con via Passanti – Flocco non è stato considerato. Dunque, recuperare solo il verde equivale a fare una cattedrale nel deserto perché l’accesso sarà da una stradina stretta e maltenuta. In quel modo, ben presto, l’area sarà preda di malintenzionati e sarà vandalizzata. Per via Giovanni della Rocca poi, oltre a un lungo periodo di sofferenza per lavori in corso, si annuncia un destino simile a quello di via del Popolo dalla quale sono spariti gli esercizi commerciali. Per non dire del campo sportivo, ormai inattivo da un anno e mezzo». «Ecco l’amministrazione non ha idee e progetti» conclude Langella – «Tutto quello che sta dicendo di fare è solo politica degli annunci. Il fatto è che tra cinque mesi inizia la campagna elettorale e non possono presentarsi a chiedere voti se non dicono di aver fatto almeno qualcosa per la città. Guardi, le opere pubbliche annunciate o sono frutto della mia amministrazione o sono state messe in cantiere dal commissario Capomacchia. Qualcuna di queste opere è addirittura antecedente al mio sindacato. Non c’è la loro impronta, non ci sono idee, non c’è progettazione. Stanno accelerando su tutti i progetti per concluderli a tutti i costi. Ma la fretta è sempre cattiva consigliera e si rischia di sbagliare su tutto. Per quello che ci riguarda noi abbiamo chiesto un confronto costruttivo e una discussione ad ampio raggio. Cose che ci vengono costantemente negate con un comportamento che consideriamo poco politico e di nessuna utilità per la cittadinanza. Anzi, speriamo che non facciano danni, che poi saranno pagati dalla comunità tutta».

r. c.

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