Volla: i “Traditori” non ci stanno e rispondono seccamente a Guadagno

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comune VollaLa polemica politica procede come da copione. Chi si sente tradito attacca – GUARDA VIDEO -, mentre, chi non si sente assolutamente traditore respinge le accuse e risponde con parole taglienti.

Il sindaco dimissionario Angelo Guadagno sta provando una campagna acquisti che possa salvare la sua amministrazione nel consiglio del 27 ottobre, e a quanto pare, se da un lato incassa il secco no di alcuni politici locali, qualche sì già lo avrebbe messo in conto. A rispondergli positivamente sembrerebbe già disposto il consigliere Gennaro De Simone, mentre si attende il chiaro posizionamento degli esponenti moderati.

Intanto i quattro indipendenti hanno emesso il seguente comunicato:

“Sentiamo l’esigenza di replicare ad accuse infondate che sono state mosse nei nostri confronti dal Sindaco Angelo Guadagno.

Così come Il Sindaco ritiene che “la gente deve sapere”, fornendo, tuttavia, una versione dei fatti arbitraria e non veritiera, allo stesso modo noi, oggi, siamo spinti dalla stessa e uguale esigenza, vale a dire quella di rendere la verità dei fatti alla comunità di modo che sarà poi quest’ultima a giudicare se il nostro gesto vada ascritto nel grave comportamento di un tradimento o, molto più verosimilmente, vada ritenuto come l’ultimo ed stremo tentativo di aprire con il Sindaco un confronto necessario che chiediamo oramai da tempo e sempre ignorato.

Il Bilancio è necessariamente un atto partecipato di democrazia nel quale confluiscono le istanze e le esigenze della collettività di cui i Consiglieri Comunali sono portavoce.

E’ proprio il nostro senso di condivisione e di partecipazione attiva che ci ha sempre sospinto ad una continua e accesa discussione  con il Sindaco al fine di incidere nelle scelte che sarebbero confluite poi nel Bilancio.

Un Bilancio non condiviso non può essere approvato.

Un Bilancio che non esprima la pluralità degli interessi collettivi non può giammai essere un bene per paese.

Un Bilancio dal quale siamo stati esclusi non può essere oggetto di approvazione unanime.

Ci saremmo resi complici e prestato il fianco a un comportamento politico che ci ha sempre visti esclusi dal banco delle programmazioni.

Quello che il Sindaco definisce un “agguato politico” non è altro che un atto doveroso e significativo adottato con coraggio e con tutt’altra approssimazione a cui egli stesso ci ha indotto ignorando, fino a quel momento, tutte le continue sollecitazioni promosse.

Convocarci a pochi giorni dalla discussione del Bilancio in Consiglio, già approvato in Giunta, serviva solo ad assicurarsi il consenso per la prosecuzione del mandato sindacale.

E’ stato un atto irresponsabile e approssimativo di chi, improvvisamente, si ricorda di dover condividere le scelte politiche.

Il tradimento di cui ci accusa il Sindaco, è un atto infimo e irresponsabile da cui noi prendiamo ogni distanza.

Un Bilancio definito non congruo dai Revisori dei Conti e dal Segretario generale non può essere approvato.

Tradire significa contravvenire a scelte cristallizate in accordi maturate sotto la vigenza di un continuo e costruttivo confronto e consolidatesi, infine, in accordi che in politica sono al servizio della cittadinanza.

Questo significa tradire.

Noi invece riteniamo di non aver tradito nessun accordo, perché nessun accordo vi è mai stato, nessuna scelta è stata mai condivisa, discussa, accettata.

Anzi, ci sentiamo noi defraudati del nostro diritto di partecipazione, ci sentiamo messi da parte, non ascoltati, ignorati e pertanto non abbiamo avuto altra scelta che non quella, a nostro avviso, responsabile e coscienziosa, di non condividere un atto che di fatto non può in nessun modo considerarsi un atto condiviso.

E’ proprio in nome del principio della massima condivisione che siamo stati costretti, stante il continuo ignoraci del Sindaco, e nostro malgrado, a trasportare questo stesso dissenso nella sede istituzionale del Consiglio comunale.

Non a caso, infatti, e con fare responsabile, abbiamo dimostrato il nostro disaccordo sin dal momento dell’approvazione del piano triennale, lanciando, in tal modo un segnale chiaro al Sindaco sulle sorti dell’approvazione successiva ed avente ad oggetto il Bilancio.

Se davvero, come egli dice, avessimo agito con finalità di agguato, ci saremmo riservati il dissenso solo in sede di approvazione del Bilancio, mettendo le sorti del Comune di Volla nella obbigata scelta del commissariamento.

Alla luce di quanto precede, varrebbe allora la pena chiedersi, e non certo per rispondere con la stessa moneta alle accuse del Sindaco dalle quali pure ci sentiamo profondamente offesi, chi sia il vero traditore, chi sia colui che, pur avendo continuamente millantato e assicurato di ascoltare le nostre istanze, le abbia sempre e puntualmente ignorate, chi sia, in definitiva, colui che abbia realmente esposto la collettività ad una crisi politica”.

 

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