Il nipote del boss si sposa: indagato il consigliere

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foto prima paginaUn matrimonio civile celebrato in qualità di consigliere comunale, al di fuori di Palazzo Criscuolo, sede del Municipio di Torre Annunziata. I familiari degli sposini, inoltre, erano già indagati nell’ambito di un’inchiesta contro droga e usura. Ed è così che nel mirino di forze dell’ordine e Procura è finito l’esponente consiliare della lista civica “Torre del Valore” Raffaele De Stefano. Quest’ultimo risulta indagato nell’ambito dell’operazione che ha portato ieri i carabinieri ad arrestare otto persone destinatarie di un’ordinanza di custodia emessa dal gip di Torre Annunziata su richiesta della locale Procura e accusate a vario titolo di traffici di droga, usura ed estorsioni. De Stefano, invece, è indagato per concorso in falso ideologico in atto pubblico. I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, diretti in quel periodo dal tenente Andrea Morgando, della compagnia di Torre Annunziata, comandata dal maggiore Michele De Riggi, hanno accertato il suo coinvolgimento in merito al matrimonio del nipote, che risulta incensurato, del boss del clan camorristico dei Gallo-Pisielli.

In poche parole, il consigliere avrebbe celebrato il rito civile in un ristorante di Torre del Greco invece che a Palazzo Criscuolo, portando con sé i documenti riservati che non sarebbero potuti uscire dal Comune senza autorizzazione. Le persone coinvolte avrebbero poi dichiarato all’atto del matrimonio, celebrato a giugno del 2013, che il rito civile si era celebrato in una sala del Municipio aperta al pubblico, in presenza di una ventina di persone. Tutto questo, all’oscuro del primo cittadino Giosuè Starita che aveva ricevuto la richiesta e l’aveva declinata. Gli sposi poi si sono rivolti direttamente al consigliere che dopo un primo tentennamento ha accettato come emerso dalle intercettazioni. “Ma mi raccomando, non postate le foto su Facebook”, questa l’unica richiesta del consigliere, invitato a pranzare con la famiglia. “Non capisco il perché di tutto questo risalto mediatico per un matrimonio celebrato più di un anno fa – ha spiegato il consigliere – il rito civile comunque, l’ho celebrato a Palazzo Criscuolo e in quel momento era presente solo un dipendente comunale, perché era primo pomeriggio e gli altri avevano finito il turno di lavoro. La funzione civile è durata circa 10 minuti: il tempo di recitare il rito e del ‘sì’ dei due sposi, poi, insieme al dipendente siamo andati a fare le foto al ristorante.

Tra l’altro non è nemmeno la prima volta. A luglio infatti, ho fatto la stessa cosa con una coppia che si è sposata al Comune e poi, insieme siamo andati in un ristorante a Pimonte a fare le foto. Quando ho celebrato il matrimonio comunque, non avevo idea di chi fossero queste persone e ho agito come avrei agito con qualunque altro cittadino”. Quella di celebrare i matrimoni fuori dal Comune, sarebbe una pratica diffusa. In questo caso però non esisteva alcuna autorizzazione: e il consigliere, forse inconsapevolmente, si è trovato intricato in una vicenda che coinvolge altre persone finite in manette, legate al clan con l’accusa di spaccio di droga e usura. Anche il sindaco Giosuè Starita si è espresso sulla questione: “Si è trattata di una leggerezza eticamente discutibile, ma commessa con ingenuità”.

Luca Paolo Cirillo

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