Il posto della scrittura

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scritturaIl dolore, le ferite nell’orgoglio, essere un padre non apprezzato, è terribile più di ogni altra cosa. Eppure la naturalezza con cui s’interpreta il ruolo di padre ti fa amare dagli altri ma guai a sbagliare, a confonderti, a dimenticare qualcosa o qualcuno. Ma i figli perdonano tutto e i padri perdonano i figli. Ciò non ha a che fare con l’amore che il padre nutre, giorno dopo giorno, verso i figli?


L’amore è il tempo che viene dedicato ai figli e come questo tempo viene dedicato. Con quale intensità, quale misura, con quale qualità. Ma tutto ciò non ha a che fare con la scrittura, questo non è i posto della scrittura. Allora bisogna cercarlo, tra le pieghe, nelle pagine ingiallite di un album di foto ricordo dove non esiste più il dolore ma solo nostalgia o imbarazzo.

Per la tua vita passata, per quella degli altri che hanno attraversato il viale che continui a percorrere.Forse è questo il posto della scrittura. Dove l’amarezza o la felicità fanno capolino, è quello il posto della scrittura. Dove non soffri l’inadeguatezza, è il posto della scrittura che si libera dai legacci del conformismo per volare libera, dove non c’è rimedio il rimedio viene accettato serenamente, dove c’è gioia non esiste vanagloria per se ma condivisione.

Dove un giorno è un giorno intero e vale la pena spenderlo bene. Come il folle che col suo modo di vivere scava nel suo passato e presente, inadeguato per una vita normale per il restante dei suoi giorni, ma adeguato alla voce interiore che lo sprona e gli suggerisce cosa fare. Egli vive per sé pienamente ed un giorno vale un giorno vissuto.

Giuseppe D’Apolito