La Supercoppa italiana va al Napoli: la chiave tattica

261

02IOER1B-1842-kU4-U10401096055588BbC-700x394@LaStampa.itLa partita che vale una stagione, la partita che potrebbe segnare la svolta della stagione per i partenopei. Si affronta a distanza di due anni ancora quell’armata bianconera, quella squadra che nel campionato italiano ha stracciato ogni pretendente alla vittoria finale. Sede dell’incontro Doha, nel Qatar, dove mister Allegri presenta un centrocampo tecnico con Pirlo perno davanti alla difesa e ai suoi lati Marchisio e Pogba, spinge sulle fasce laterali con lo svizzero Liechstein a destra ed Evra sul versante opposto. Benitez fa pre-tattica già da dopo la gara con il Parma, finge di non promuovere titolare Hamsik per metterlo sulle corde, nella partitella antecedente la gara consegna la casacca da titolare a Zapata al posto del Pipita e poi il giorno della gara cosa fa? Hamsik a sostegno del Pipita e De Guzman a sinistra al posto di Mertens.

Ha finalmente compreso che il folletto belga è devastante negli ultimi trenta minuti di gara e prepara la partita sotto quest’aspetto tattico, consegnando la mediana a due mastini tutta corsa come Gargano e David Lopez. La strategia bianconera è quella di puntare, attaccare dalla fascia sinistra dove Ghoulam è più votato all’attacco che alla fase difensiva e questo è il leit motiv del match. Il pasticcio dopo cinque minuti non consegna una Juve dominatrice, anzi, il pallino del gioco è in mano ai partenopei che riemergono soprattutto sotto la guida oculata dello slovacco capitano Hamsik sempre attento su Pirlo e pronto a rilanciare la manovra azzurra. Allegri aveva puntato tutto sulla superiorità del centrocampo e in un Vidal tra le linee che potesse impensierire la difesa azzurra, la manovra studiata non produce i suoi effetti perché un Gargano in vena limita chiunque, entra nel suo raggio d’azione ma soprattutto corre e pure tanto. Allora il trainer bianconero vorrebbe limitare il predominio azzurro, togliendo il suo miglior palleggiatore, Pirlo e inserendo Pereya. Il cambio dovrebbe far sì che l’ex calciatore dell’Udinese limitasse le folate offensive dell’algerino Ghoulam e il centrocampo dovrebbe acquisire più vivacità con la gestione affidata a Marchisio.

Scelte apparentemente giuste, ma c’è subito il pareggio partenopeo con una sgroppata di De Guzman sulla sinistra, scelta di tempo sbagliata di Chiellini e il Pipita deposita la palla in rete per il momentaneo pareggio. Si verso i supplementari e nella mente dei tifosi napoletani echeggia ancora Pechino, quando si fu stati sconfitti ma soprattutto derisi per il tipo di comportamento avuto dalla squadra azzurra a fine gara. Si arriva al secondo tempo supplementare in netto calo fisico. La differenza la fanno i nervi, e quando Tevez deposita quel pallone in rete per il momentaneo vantaggio bianconero, crolla il mondo per i tifosi napoletani. Si continua ad accelerare manca personalità in mezzo al campo, l’ingresso di Inler non ha dato i frutti sperati, soprattutto perché non ha dato qualità, ma ha soltanto rallentato la manovra.

Alla fine il pareggio si trova per un cross da parte di chi non ti aspetti, da parte di quel piccolo gigante di centrocampo che con forza e soprattutto cattiveria spedisce la palla sul dischetto del rigore e lì c’era il Pipita in agguato che come un avvoltoio non si lascia scappare la preda e deposita la palla in rete. Il pareggio è acquisito e si parte con la lotteria dei rigori. Alla fine della lunga serie, quando Rafael neutralizza il tiro calciato da Padoin, esplode la gioia del popolo partenopeo, l’esultanza di un popolo è racchiusa nell’abbraccio fra il presidente e allenatore. Mister Benitez festeggia la decima coppa. Napoli in delirio.

 

Nando Zanga