“Più della meta conta il viaggio”, Steve McCurry arriva in Brianza

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steve2“Più della meta conta il viaggio.
Sii aperto.”
C’è un mondo bellissimo nelle sue parole. Steve McCurry raccomanda di cogliere l’umore della strada. E allora qualcosa di magico succederà. Sotto i nostri occhi.
Un monito al nostro girovagare. Per le strade del mondo.
Le ascolto. Piene di umanità. Dalla guida auricolare. Mentre mi muovo tra la sua produzione fotografica e gli appartamenti del Secondo piano Nobile della Villa Reale di Monza.
Fresca di restauro.
150 immagini di grande formato.

Foto grandi, grandissime. Per la mostra -che sarà aperta al pubblico fino al 6 aprile 2015 – “Oltre lo sguardo” curata da Biba Giacchetti e Peter Bottazzi e realizzata da Civita e SudEst57.
“Oltre lo sguardo” è un invito a lanciare il cuore oltre l’ ostacolo. È immaginare oltre le apparenze.
È guardare il mondo in una nuova prospettiva. Dello spazio. Fisica. E metafisica.

steveAttraverso il suo obiettivo. Attraverso luoghi, anni, accadimenti e volti. Tra cui non mancano occhi conosciuti. Come quelli verdi e forti di Shabart Gula.
Pochi sanno chi sia ma tutti riconoscono immediatamente la sua immagine.
La fotografia che Steve McCurry scattò alla “ragazza afghana” nel campo profughi di Peshawar in Pakistan molti anni prima di conoscere quale fosse il suo nome, è
diventata una delle icone assolute della fotografia internazionale. Oltre che il simbolo del conflitto tra esercito sovietico e talebani e della storia di un popolo che ha affrontato con dignità la tragedia dell’esilio.
“La ragazza afghana ” è probabilmente la fotografia più famosa di tutta la storia del “National Geographic”, la rivista che nel 1985 pubblicò in copertina il ritratto definito “La moderna Gioconda”
Insieme alla sua Mona Lisa, e alle icone più conosciute – scattate nel corso degli oltre 30 anni di carriera – la rassegna presenta un’ inedita selezione degli scatti del fotoreporter: l’Oriente, i templi cambogiani ingoiati dalla giungla, i bambini soldato, i paesaggi africani, De Niro immortalato con l ‘ultimo rollino (dal progetto The Last roll) prodotto dalla Kodachrome.
E poi Venezia e i suoi canali. L’11 settembre e le torri gemelle sbriciolate. Fotografate dal tetto di casa sua. In una successione di scatti “blocca” la disintegrazione delle Twin Towers. Come a “Riprendere una morte mentre effettivamente avviene e imbalsamarla per sempre”. Scriverà delle sue immagini di Ground Zero la scrittrice Susan Sontag.
E le fotografie dello Tsunami in Giappone.

“Nulla mi aveva preparato all’orrore e alla devastazione che aveva colpito il Giappone in quel marzo del 2011”. Racconta il fotografo nella voce dell’audioguida.
E ancora le immagini dall’album “Access to Life”: in lotta con HIV/AIDS. Un uomo che attende i risultati delle analisi. In un abito ormai troppo grande. Immerso nei suoi pensieri.
Una donna che piange dopo aver appreso la notizia che anche lei è sieropositiva.

Immagini forti. Capaci di esporre in uno scatto emozioni in movimento. Pensieri. Dolori. Paura. Speranza. Sofferenza. Sentimenti. E tutto quello che di umano c’è dentro.
In ogni scatto di Steve McCurry c’è un universo. Di storie, esperienze. Del viaggio. Che fa con passione.
“È qualcosa che faccio fino all’ultimo respiro”.
“È così che faccio il mio lavoro”. Spiega in prima persona in uno dei tanti video nel percorso di visita.
Oltre a circondarsi di buoni amici e mantenere la calma coi tassisti.
Due massime che l’hanno accompagnato nell’ avventura della sua vita e della sua professione.
A cui, forse, dovremmo un pó tutti dare ragione.
Se vi trovate a viaggiare in Brianza.
Ve la consiglio.
Non la perdete.
Oltre lo sguardo? Tutto il parco di Monza.

Ornella Scannapieco

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