Famme chello che vuò ma non farmi aspettare

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tribunale napoli caosCiò che è il titolo dell’ articolo è quanto devono aver ben pensato gli avvocati di Napoli di fronte alle nuove regole di accesso al Palazzo di Giustizia dopo la strage di Milano.

Nella città della madunina sarebbe bastato avere i metal detector in funzione per evitare tre omicidi, tra cui quello di un giudice e di un avvocato.

E allora ognuno è corso ai ripari come poteva. A Napoli hanno intensificato il personale di controllo agli ingressi del Tribunale e i vigilantes controllano chiunque entri, più o meno ovunque, compreso l’interno di borse. C’è un solo metal detector in funzione per avvocati, assistenti e praticanti. Le misure di sicurezza assunte non sono state gradite, evidentemente. Le prevedibili, e poi realizzatesi, file di attesa prima della “perquisizione” sono straripate sui marciapiedi e tra le auto, molto distante dalle porte di ingresso.

Dopo un paio di ore di spingi-spingi, due avvocati, tra cui, orsù, una –ssa, hanno ben pensato di scassare un vetro per aggirare i controlli. Ovviamente la situazione è degenerata e non sono mancati i feriti.

Non li proteggi e “in Italia non siamo al sicuro”, li proteggi e “vergogna, rallentate il lavoro”.

Fateci capi’ di che morte volete morire e simuleremo dispiacere a comando.

E siamo sempre al solito epilogo, l’italiano si lamenta. Si lamenta di ogni cosa.

La prima e unica cosa che pensai apprendendo il fatto fu proprio il titolo che ho deciso di dare a questo monologo.

Qualche decennio fa, arrivava nelle radio la canzone “Targato NA” di Principe e Socio M.

“Fammi sparire, fammi sperare, famme chello ca vuò ma non farmi sparare” era il suo ritornello e purtroppo è finita nello scordatoio ché se non si canta all’ammore disperato e disparato, col ciufolo che si rimane nella memoria dell’ascoltatore.

A proposito o non proposito di odi all’amore, ma non c’è un intasamento di Vasco Rossi in giro?

L’originale che canta la sua non innocenza, Fabri Fibra che vuole una vita non innocente come Vasco e quell’altro Cesare Cremonini che si chiede e chiede come giunga alla fine della stesura della canzone Vasco Rossi. E mica è difficile immaginare come giunga alla fine di una canzone?

Oltre al pessimo messaggio che passa, mi pare che in questo periodo il rockettaro italiano per eccellenza stia essendo per le radio quello che la De Filippi è per la tv, onnipresente.

Abbiamo bisogno di spettegolizzare, anche la politica ci delude. Il Berlusconi liberato si sta riducendo a rilasciare comunicati stampa sul suo amore per Dudù e Dudina. L’Adnkronos passa veline della fidanzata dell’exexexexexex premier che ribadisce che mai nessun mocio è stato in pericolo nella villa di Berlusconi.

Ci ridate Sanremo, per favore? Con tutta la Tatangelo e Il Volo? Cediamo una decina di puntate de Il segreto in cambio.

 

Garantisco che mentre scrivo, nessun animale è stato maltrattato.

 

Anna Di Nola

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