Buona Scuola? No! Grazie

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scuolaL’unica verità sul disegno di legge 1934 ‘La Buona Scuola’ è che non piace al mondo della Scuola.
Dopo cinque scioperi in due mesi, con adesioni massicce e manifestazioni ovunque, siamo allo sciopero di due giorni degli scrutini.
Sono diversi i temi “caldi” contestati: la chiamata diretta da parte dei dirigenti sempre più manager e meno presidi, le assunzioni, le deleghe in bianco al governo solo per citarne i più significativi.
Una riforma razionale di un settore così cruciale per la società non può realizzarsi in così poco tempo senza una riflessione matura e serena che coinvolga tutti gli attori interessati. Si condivide la volontà di cambiare nella prospettiva di un miglioramento complessivo, ma non si accettano “riforme” calate dall’alto ed elaborate da chi non conosce le problematiche reali della Scuola italiana.

Il DDL così com’è definisce una nuova riorganizzazione delle scuole nella direzione di un maggiore protagonismo dei dirigenti scolastici, ai quali sono attribuiti inspiegabili poteri come la cosiddetta “chiamata diretta”. Aggiungiamo che la Corte Costituzionale l’ha già reputata incostituzionale nel 2013 in una sentenza contro la Regione Lombardia. La deriva di scelte discrezionali del dirigente scolastico inoltre potrebbe far sorgere casi di nepotismo che già ora sono presenti nelle scuole.
L’ultima volta che una gazzetta ufficiale si è occupata della chiamata diretta da parte dei presidi era quella del Regno d’Italia a firma di Benito Mussolini del 2 giugno 1923 e recitava: “Le supplenze ai posti di lavoro e gli incarichi di insegnamento di qualunque specie sono scelti e conferiti dal preside”. Magari ci sarebbe da riflette proprio su quest’ultimo passaggio.
Le assunzioni, altro tema caldo, sono una logica conseguenza della sentenza della Corte di Giustizia Europea pubblicata il 26 novembre scorso in cui si è sancito che non è possibile abusare del lavoro precario, ma che esiste il limite di 36 mesi dopo i quali bisogna stabilizzare il rapporto di lavoro. Questo disegno invece stabilisce che un dirigente non può assumere a tempo determinato un docente se si superano i 36 mesi. La Corte ha detto tutt’altra cosa!

Inoltre anche se il numero di assunzioni è alto, mancano all’appello: 30 mila docenti abilitati inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento che non verranno assunti, 20 mila idonei del concorso 2012, 50 mila diplomati magistrali. Il Consiglio di Stato ha già riconosciuto il diritto all’immissione in GaE, circa 70 mila insegnanti inseriti nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto. Docenti non invisibili, in molti casi con oltre 36 mesi di servizio alle spalle quindi da stabilizzare.

Per finire l’art. 22 dell’ormai famigerato DDL assegna delle deleghe al governo sulla riforma della scuola svilendo il dibattito parlamentare e permettendo al governo di decidere tramite decreti su argomenti come orario di lavoro, permessi e retribuzioni che prima erano di competenza del contratto.
I parlamentari rappresentano i cittadini e non dovrebbero rimanere sordi alle richieste o alle critiche del mondo scuola preferendo l’osservanza delle posizioni dei partiti. Riformare la scuola significa mettere mano al futuro del nostro Paese, interventi superficiali e frettolosi in questo ambito rischiano di provocare danni enormi non sempre recuperabili.

Stefano Cavallini
Coordinatore Regionale Anief Campania