Chiede giustizia il ventitreenne torrese Carmine Mancuso Garofalo, il coraggioso centauro vittima di un grave incidente lungo via Ripuaria, nei pressi dell’azienda Novartis, la notte del 6 giugno scorso. Per la prima volta, è lo stesso protagonista a raccontare la dinamica dei fatti.
I fari di un’automobile proveniente dal senso opposto di marcia, un urto violentissimo e il volo nel fiume Sarno, da cui Carmine è riemerso aggrappandosi ad un ceppo e trascinandosi dal greto del fiume al ciglio della carreggiata.
Il pirata della strada, colpevole di omissione di soccorso, non si è fermato a prestare aiuto. Poco dopo, provvidenzialmente, tre ragazzi pompeiani hanno notato la moto ancora a terra sul bordo della strada ed hanno allertato i carabinieri, che sono prontamente intervenuti sul luogo dell’incidente, chiamato l’ambulanza e avvisato la famiglia del ragazzo.
“Sono giunto al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Castellammare di Stabia in prognosi riservata – ricorda Carmine – accolto in primis dalla dottoressa Grandis e dall’infermiere Clemente Alfano, poi operato d’urgenza dal dottor Starace. Furono giorni tremendi, mi dissero addirittura che avevo una rotula mancante e che potevo averla persa nel fiume. Dopo sei giorni, l’operazione più importante.
Il primario del reparto di Ortopedia, il dottor Ascanio Campopiano, avendo accertato che, in realtà, la rotula si era spostata dietro il quadricipite femorale, mi ha operato e mi ha ricostruito il ginocchio. Riuscita con successo l’operazione, da quell’istante ho riacquistato fiducia”.
Assistito quotidianamente dal primario, dal dottor Vitiello e dal caposala Eugenio, con grinta e perseveranza Carmine Mancuso ha iniziato la sua lunga degenza presso il nosocomio stabiese, interrotta quotidianamente da trasferte all’Ospedale San Leonardo di Salerno per le terapie in camera iperbarica.
“E’ stato un miracolo a salvare mio figlio – interviene Anna Maria, la mamma di Carmine, donna di grande fede e forza – e spero che nessuna madre si trovi a vivere quello che sto vivendo io, è l’esperienza peggiore che possa capitare. Credo nella giustizia, quella divina innanzitutto, ma anche quella terrena. Chiedo alle autorità competenti di trovare il colpevole e mettere in sicurezza un tratto di strada che, più volte, è stato teatro di incidenti, anche mortali”.
E’ ancora il tema della sicurezza stradale su via Ripuaria a far discutere, un tratto di strada al confine tra Pompei, Castellammare e Torre Annunziata e che costeggia il fiume più inquinato d’Europa. Nella mente della comunità pompeiana è ancora vivo il triste ricordo della perdita di Anna Ruggirello e Nunzia Cascone, madre e figlia che nel novembre del 2013 erano a bordo della loro Fiat Panda quando sono state urtate da un auto guidata da un finanziere. Prima l’urto e poi lo sbalzo nel fiume Sarno.
Le tante parole sulla messa in sicurezza di via Ripuaria purtroppo sono rimaste solo promesse senza nessun atto concreto. E’ quanto testimonia il rocambolesco incidente di cui è stato vittima il 23enne di Torre Annunziata che solo grazie alla sua tenacia è riuscito a tirarsi al di fuori delle acque del fiume Sarno.
“E’ stata un’esperienza traumatica – continua a raccontare Carmine dal suo letto d’ospedale, dov’è tuttora ricoverato – provo ancora tanta rabbia e temo di non riuscire a tornare a fare le cose che facevo prima dell’incidente. Nessuno merita di vivere un’esperienza dolorosa come la mia.
Sono una persona abituata a lottare e non mi arrendo. Mi auguro sia fatta giustizia e, soprattutto, che la mia vita possa tornare presto alla normalità, come è giusto che sia per un ragazzo di 23 anni”.
Agnese Serrapica







