Abusivismo, via a 70mila sentenze di demolizione

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Settantamila sentenze di demolizione emesse, almeno 200mila procedimenti giudiziari ancora in corso. Sono i numeri degli abbattimenti in Campania, che fotografano una situazione di grande emergenza in vaste aree della regione. Nonostante il periodo di vacanze estive, a breve potrebbero tornare di stretta attualità le scene di ruspe in azione, proteste di cittadini e interventi delle forze dell’ordine. E’ accaduto poche settimane fa a nord e a sud di Napoli, potrebbe presto riaccadere in molte realtà campane, con particolare attenzione rivolta alle province di Napoli e Salerno. Almeno 400 infatti, secondo dati ufficiosi, sono i provvedimenti passati in giudicato e prossimi all’esecuzione. La lunga lista dei manufatti fuorilegge verrà esaminata nei prossimi giorni, ma per la maggior parte dei casi è stato già decretato l’abbattimento da parte dei magistrati. Tra i comuni più a rischio, c’è ancora una volta Giugliano. Appena pochi giorni fa, nella città della mela annurca, si sono registrati momenti di forte tensione per la ripresa delle demolizioni lungo la fascia costiera. Operazioni che sono proseguite a rilento, dopo il fitto lancio di oggetti nei confronti dei rappresentanti delle forze dell’ordine.

E sarebbero circa 160 i manufatti abusivi destinati ad andare giù nei prossimi mesi. A sud della provincia, invece, l’incubo abbattimenti interessa anche la città di Torre del Greco. La questione è stata portata dal sindaco Ciro Borriello all’attenzione del governatore Vincenzo De Luca, attraverso una lettera ufficiale. “Ho chiesto un immediato incontro al presidente della giunta regionale – afferma – con l’obiettivo di ragionare e provare a trovare una soluzione a un dramma che interessa migliaia di famiglia nella sola Torre del Greco e decine di migliaia nell’intera area vesuviana”. Ma la situazione è particolarmente allarmante anche nei comuni dell’area stabiese, in penisola sorrentina e negli altri centri del Vesuviano, dove sono circa 250 le costruzioni fuorilegge individuate dalla Procura. A Castellammare sono 35 le costruzioni abusive soggette al vincolo imposto dalla legge a difesa del patrimonio culturale italiano. Un vincolo che ricade su tutta la collina di Varano, indipendentemente se sotto le singole abitazioni ci siano o meno reperti archeologici. Attenzioni concentrate anche sul cosiddetto “triangolo rosso” del rischio idrogeologico di Gragnano, composto da via Sigliano, dalla provinciale 366 agerolina e dall’area montana Aurano – Caprile. Proprio queste tre aree rivestono un ruolo determinante nella mappa del dissesto, che ha portato nei mesi scorsi alla chiusura di decine di pizzerie sorte nella cosiddetta “zona rossa” e all’abbattimento di alcuni edifici fuorilegge. Le ruspe potrebbero quanto prima tornare anche a Vico Equense e negli altri comuni della penisola sorrentina, dove cresce la preoccupazione tra i destinatari delle ingiunzioni di abbattimento. A rischio anche Pompei, con 35 demolizioni previste, e Boscoreale (4), mentre per quanto riguarda il Salernitano l’area maggiormente interessata è quella compresa tra Cava dè Tirreni e l’Agro – Nocerino – Sarnese. Intanto fa ancora discutere la decisione del consiglio comunale di Sant’Antonio Abate che, poche settimane fa, ha respinto la proposta di contrarre un mutuo da 200mila euro con la Cassa Depositi e Prestiti per dare il via a 4 demolizioni. Una situazione che, dunque, rischia di diventare incandescente, anche perché negli ultimi mesi la politica nazionale sembra aver abbandonato la problematica. E non a caso i comitati antiruspe sono pronti a tornare sul piede di guerra.

“Attendiamo con grande cautela gli effetti dell’ultima sentenza della Corte Costituzionale – afferma Michelangelo Scannapieco, leader di Diritto alla Casa – con l’auspicio che quanto prima possa arrivare una schiarita. Ad oggi, l’unica cosa che chiediamo è di essere trattati come tutti i cittadini italiani, che hanno beneficiato del condono 2003. Anche perché sarebbe impossibile eseguire 70mila demolizioni – continua – Confidiamo inoltre anche nell’impegno del nuovo governo regionale, visto che la risoluzione del problema abbattimenti è stato al centro dell’ultima campagna elettorale”. Sembrano intanto affievolirsi le speranze riposte sul ddl Falanga che, al momento, stagna alla Camera dopo aver avuto il via libera in commissione al Senato. Un provvedimento che prevedeva una sorta di graduatoria delle ordinanze di demolizione per i manufatti abusivi, mettendo a “fondo scala” l’abbattimento degli immobili ad attività economico – commerciali e quelli destinati a prime case. Ma gli attivisti campani, anche con l’ausilio dei propri legali, continuano anche a ragionare sull’ultima pronuncia di un gip del Tribunale di Napoli, relativa a un’ordinanza di abbattimento nei confronti di una coppia di Ercolano. Un provvedimento che, secondo il magistrato, sarebbe caduto in prescrizione perché l’esecuzione della condanna (emessa nel 1999) sarebbe stata disposta soltanto 15 anni dopo.