E bbravo!!

542

Uh Gesù, Gesù, Gesù, è finita la “dignità”. Ma forse certi personaggi non ce l’hanno mai avuta; a volte penso che, addirittura, ne ignorino il significato.

Ci sono volute diverse ore ed una buona nottata per realizzare quanto di indegno è accaduto nella povera Pompei nelle ultime ore.

Il paladino della trasparenza, il fautore del vento del rinnovamento, il messia pompeiano che da quattordici mesi sta affondando una città, che invece di ricoprire il ruolo che le sarebbe congeniale di faro guida di un intero territorio si è trasformata in un imbelle e pericoloso buco nero, si è tenuto a galla, ancora una volta, con quanto di più torbido, molto peggio della tanto vituperata “prima Repubblica”, si possa anche solo immaginare. L’olezzo di questa ventata di vecchia, vecchissima politica dei politicanti, dei professionisti del trasformismo, del politicare per mestiere provoca l’inevitabile nausea in quanti assistono a quella che qualcuno continua ancora a chiamare “politica”. Altro che vento del rinnovamento!

È proprio vero, al peggio non c’è mai fine, e Ferdinando Uliano si sta rivelando eccelso interprete di questo triste adagio.

Un sorridente (ghigno isterico provocato dalla paura di perdere la poltrona) primo cittadino, fa marcia indietro sull’azzeramento, incassa la fiducia dell’impresentabile nazionale numero uno, e annuncia, rinfrancato dal pericolo scampato, che “…l’azione di ripristino della legalità” continua. Oddio ci sarebbe da non credere a quanto si ascolta se non fosse che a pronunciare la roboante frase ad effetto è proprio Ferdinado Uliano che da quasi due anni, campagna elettorale compresa, non fa che annunciare tutto ed il contrario di tutto.

Attilio Malafronte, agguerrito consigliere di opposizione, tra i più arcigni e al contempo folcloristici oppositori dell’amministrazione in carico, inserito nella lista degli impresentabili alle ultime regionali, assurto agli “onori” della cronaca nazionale con l’appellativo di “calibro 12” a seguito dello scandalo sulle “esumazioni premature” al cimitero di Pompei e per questo tutt’ora sotto inchiesta, sarà “fortemente impegnato in un’azione di rilancio amministrativo” e soprattutto sarà al fianco del messia nell’azione “di ripristino della legalità”.

Per la cronaca, ad entrare in giunta, in quota Malafronte, è il geometra Salvatore Desiderio a cui saranno affidate le deleghe a Pubblica Istruzione, Riqualificazione del Territorio, Verde e Spazi Pubblici, Eventi e Spettacoli.

La verità è che, come sempre, qualcuno si è venduto per il più classico tozzo di pane, qualcun altro ha firmato un’ulteriore cambiale che lo incapretterà ulteriormente a discapito del bene della città e della comunità pompeiana, in spregio della dignità, della legalità e del bene comune.

Tutto era pronto per sfiduciare il primo cittadino, sembra fosse già stato fissato anche l’appuntamento dal notaio per apporre le firme, ma tradire e coltivare il proprio orticello risulta sempre più accattivante per alcuni mestieranti della politica che sono particolarmente propensi all’orticoltura.

Oggi il buon Uliano saluta con soddisfazione “la decisione del consigliere Malafronte che dimostrando un grande senso di responsabilità si è sottratto ad un gioco politico sporco e da Prima Repubblica” e al contempo afferma di restare “…basito dall’atteggiamento che hanno assunto tre consiglieri di maggioranza (Carmine Cirillo, Stefano De Martino e Luigi Ametrano), pronti  a presentare un documento di sfiducia nei confronti di quest’Amministrazione, colpevole solo di aver avviato un’azione di ripristino della legalità”. I tre consiglieri, oggi additati quali “traditori”, avevano chiesto il ritiro degli assessori, Margherita Beatrice e Raffaele Marra provocando di fatti la crisi, nonostante la disponibilità di Uliano “a rimodulare la giunta” perché “ormai alleati di D’Alessio e Lo Sapio”.

Un covo di vipere e traditori, insomma. Chi tradisce la battaglia ad una amministrazione incapace e passa in giunta, chi tradisce la propria maggioranza per sete di potere e chi tradisce i propri concittadini per mantenersi sulla traballante poltrona al primo piano del Palazzo di Città. Che tristezza.

Non poteva mancare, poi, la dichiarazione dell’odierno “padre della patria”, Attilio Malafronte: “Una scelta ponderata e meditata, formulata esclusivamente nell’interesse della città di Pompei che a distanza di 14 mesi non può permettersi né un commissariamento, né un ritorno alle urne. L’attaccamento alla mia città mi ha portato a fare questo tipo di valutazioni e ad offrire la massima collaborazione al progetto politico del sindaco Ferdinando Uliano. Una scelta di campo che mi vedrà fortemente impegnato in un’azione di rilancio amministrativo anche grazie al contributo di un mio diretto rappresentante in giunta”.

Scusate, una perplessità. Ma c’è ancora qualcuno che crede veramente alle dichiarazioni, alle vuote e false parole del duo delle meraviglie Uliano-Malafronte? Dove sono finiti i tanti fautori dell’accattivante slogan “è nu juorno buono”, quelli che annunciavano a petto gonfio e ad alta voce: “Mai con certi personaggi!” e promettevano trasparenza e linearità nell’azione amministrativa. Non c’è nessuno che si vergogna di quanto sta facendo il loro “condottiero”? Non c’è nessuno che prende coscienza di far parte veramente di un’armata che non può essere che definita “Brancaleone”?

A tirare le somme e alla luce di quanto ci è dato da assistere, registrare e raccontare non è stato “nu juorne buono” sin’ora per Pompei e la cosa più tragica è che non appare all’orizzonte nessun pentito, nessuno che ammetta di aver sbagliato, di aver tradito quanto annunciato in campagna elettorale.

Ma le colpe, a dirla tutta, non sono solo di questi politicanti, di tutti i politicanti pompeiani, che dovrebbero rappresentare la volontà dei cittadini. Le colpe devono inevitabilmente ricadere anche proprio su i tanti pompeiani che pur conoscendoli tutti i cosiddetti “personaggetti”, ancora una volta non sono stati capaci di lasciarli a casa. Votandoli e colpevolmente credendo nelle palesi bugie da propaganda elettorale, si sono resi complici del fallimento, soprattutto morale, in atto. Qualcuno dirà che “non c’era molta scelta”. Questo non è del tutto vero, ma anche fosse, è un’affermazione buona solo per lavarsene le mani, per non assumersi le responsabilità dello sfascio a cui stiamo assistendo. Se non è possibile scegliere, allora bisogna proporsi, parlare ed esporsi in prima persona, ma ci vuole coraggio per metterci la faccia. È molto meglio far finta di credere al messia di turno, salire sul carro dei vincitori e provare a strappare qualche brandello di “ciccia” per il proprio piatto.

E allora, se così stanno le cose, non resta che fare i complimenti al sindaco equilibrista e soprattutto al nuovo padrone di Pompei, abile “Cicero pro domo sua”, che oggi insieme riescono a continuare nei loro intenti forti di valanghe di voti nonostante fossero già ben noti ai votanti pompeiani. Il giusto futuro per Pompei è perdersi in questo buco nero fatto di vento di rinnovamento, di “mai con certi personaggi”, di legalità tradita, incapacità amministrativa e dignità, questa sconosciuta. Auguri,  Pompei.

Gennaro Cirillo

Share