I giudici riaprono Palazzo Fienga. Naufraga prima di partire il progetto di Starita

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palazzo fienga poliziaLe critiche al sindaco Starita sulla riqualificazione di Palazzo Fienga annunciata, anche nell’incontro del 23 settembre con il Ministro Orlando, giunto a Torre Annunziata per commemorare Giancarlo Siani, cronista de Il Mattino, brutalmente ucciso trent’anni fa dalla camorra torrese, nei giorni scorsi si erano moltiplicate. Da diverse parte erano state evidenziate le grosse falle nel discorso del primo cittadino che presentava, come cosa ormai acquisita, lo stabile, da anni enclave dei Gionta, come un bene sequestrato alla camorra e pronto a subire una radicale starita piccoloriqualificazione. Il sindaco Starita aveva illustrato il progetto che avrebbe visto il palazzo cambiare addirittura nome, assumendo proprio quello del giornalista napoletano, per diventare un nuovo simbolo di legalità ospitando uffici comunali, alloggi per gli uomini delle forze dell’ordine e creando spazi per la crescita sociale della città oplontina.


Da oggi le critiche si sono trasformate in una colossale figuraccia per il primo cittadino torrese.

Come riportato dal quotidiano Metropolis, il Tribunale del Riesame di Napoli, sembrerebbe già da qualche giorno, ha disposto, per tredici famiglie, il dissequestro delle abitazioni site nello palazzone a valle della casa comunale.

Il documento a firma dei magistrati Maria Grassi, presidente, e dei due giudici Carmela Iorio e Luciano Di Transo, “…annulla l’impugnato decreto di sequestro degli immobili e dispone la restituzione dei beni agli aventi diritto”. I mattoni che hanno completamente sigillato il bunker dei Gionta, sembrano ora destinati a cadere e a schiudere l’accesso alle proprie abitazioni a quanti sono stati autorizzati, dal Riesame, a rientrare nelle proprie case.

A supportare la decisione dei giudici due aspetti che avrebbero decretato l’annullamento del sequestro. Da un lato, come sarebbe stato dimostrato dagli avvocati, non tutti gli appartamenti erano fatiscenti e a rischio crollo, anzi alcuni “erano stati ristrutturati da poco e per nulla pericolanti o un pericolo per i residenti”. Il motivo che aveva portato allo sgombero del palazzo il 15 gennaio di quest’anno era stato proprio la certificata fatiscenza dell’immobile. Inoltre, per le tredici famiglie a cui l’accesso alla propria casa non sarà più vietato, non ci sarebbe “nessuna appartenenza con i clan e con le famiglie che invece, in secondo momento, avevano occupato, molti anche abusivamente, quegli immobili”.

Ma la faccenda comunque non finisce qui. Oggi, alcuni dei residenti si rifiutano di rientrare a Palazzo Fienga dopo oltre sette mesi da quel giorno che li vide sgomberati dalle proprie case, perquisite, sventrate, svuotate, danneggiate, non vogliono rientrare in quel che resta di quella che era la loro casa. Oggi chiedono il risarcimento dei danni.

Stando così le cose, il dato è tratto e la “barzelletta” è servita: l’incauto Starita ha effettivamente fatto una fuga in avanti che sfortunatamente per lui, ma se vogliamo, in maniera abbondantemente “telefonata” per tanti, si è rivelata per quella che già molti cittadini torresi, impegnati o meno politicamente e socialmente, avevano capito essere: nulla di più di una bolla di sapone. E come tale, in un tempo giustamente esiguo, è svanita nel nulla.

Che peccato. Per qualche minuto, forse, ci avevamo creduto, e forse, per qualche minuto ci aveva fatto un pensierino anche Giosuè Starita.

Filippo Raiola