Oggi 29 settembre: l’album di Lucio Battisti “Csar” ridà dignità dottrinale alla donna

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battisti csar 29 settembreOggi 29 settembre… E’ l’inizio della celebre canzone degli Equipe 84, gruppo capitanato da Maurizio Vandelli, ed editata nel 1967. Scritta da Mogol-Battisti, da quest’ultimo magistralmente reinterpretata quando iniziò la sua carriera di cantante oltre che musicista.

Il 29 settembre è anche la data di uscita dell’ultimo album del Maestro Lucio Battisti, siamo nel 1994 ed “Hegel” uscì rompendo come sempre il ghiaccio del sedimento musicale italiano a colpi di martello, ma con delicatezza e rivoluzione, sentimento e dolcissime assonanze, richiami evidentissimi alla filosofia, all’arte, alla storia, spiazzanti arzigogoli musicali e perfettissime melodie squadrate e dissonanti.
Il periodo dei dischi “bianchi”, quello delle parole scritte da Pasquale Panella, detto Lino, che va dall’86 al ’94, cinque album in tutto, usciti a cadenza regolare ogni due anni, per l’esattezza “Don Giovanni”, L’Apparenza”, La Sposa Occidentale”, “Cosa Succederà alla Ragazza”, “Hegel”.
I testi, definiti criptici, orfici, ermetici, non furono sempre accolti con piacere da critica e pubblico, ma sono stati e stanno essendo riscoperti negli ultimi anni, segno evidentissimo della capacità di avantgarde che Lucio ha sempre avuto, istruendo e facendo crescere il suo pubblico, modellando i gusti, nel breve e nel lungo periodo, del fruitore, senza mai asservirsi ad esso, ma ponendo in essere le mode e non seguendole, miscelando sonorità e parole.

Dalla sua morte, il 9 di settembre 1998, il periodo “panelliano” ha suscitato forti interessi tra giovani e non. Complice la diffusione di internet, sono esplosi sin da subito forum, poi blog, gruppi su facebook e via discorrendo, a secondo dell’evoluzione dei mezzi di comunicazioni. Lo scopo uno: cercare di capire, di penetrare, musiche e testi di quello che può sembrare, e a detta di molti lo è, il periodo “oscuro” del Nostro. E diversi libri, altresì, sono stati editati, con i medesimi intenti, da “Specchi opposti. Lucio Battisti gli anni con Panella” del giornalista Ivano Rebustini, sino a “Battisti Panella da Don Giovanni ad Hegel. Analisi e spiegazione di tutte le canzoni” di Alexandre Ciarla- storico esegeta dei predetti testi sui forum a Battisti dedicati- ed acquistabile proprio a partire da oggi.

Giusto per farci una idea della ricchezza espositiva di Lucio Battisti negli ultimi periodi, dell’estro e della creatività che lo hanno contraddistinto sin dagli inizi della carriera, vorrei sommariamente analizzare il suo album del 1992, “Cosa Succederà alla Ragazza”. Lo scopo uno, trarne il significato mistico, raffinato, ovviamente solo in parte intuibile, in quanto aspetto straordinario del periodo bianco, è proprio la pluralità di significati convergenti in una unica ottica di significato, non giochi di parole ma parole e frasi arricchite di sfumature e definizioni che non divergono ma si immettono in un percorso studiato con precisione matematica e mai casuale. Il causale che sfrutta il casuale per modellare il perfetto dall’imperfetto ed esaltarlo nella sua dissonanza armonica.

L’album, la cui copertina è una semplice acronimo scritto a mano da Lucio stesso (nella foto), è un concept album, narra l’intera giornata di una donna, dalla mattina alla notte, ma al tempo stesso è ricco di riferimenti religiosi. Cerchiamo di vedere e capire. Tanti i riferimenti biblici, dicevo, sia vetero che neo testamentari, presenti nei testi di Panella. Per elencarli alcuni: in “Ecco i Negozi” la pioggia di rane, piaga che Jhavè invia agli Egiziani che hanno schiavizzato gli Ebrei (“vengono giù gelati poi rane”). Aggiungo io, i gelati non è detto siano gli ice scream, ma può benissimo essere la grandine, (piaga che concorre con quella della pioggia di rane), o meglio sono l’uno e l’ altro, la quotidianità di una donna miscelata a rimandi alti, biblici, trascendenti, che, come tra un po’ vedremo, riguardano proprio la figura femminile. Operazione che ha dello straordinario. Battisti-Panella hanno, con quest’album, ridato una dignità “storico-teologica” ed in parte “filosofica” alla donna ed al femminile, spazzando via centinaia d’anni di maschilismo dottrinale, il tutto, ovviamente, solo da un punto di vista artistico, quello prediletto da Lucio e quello che egli poteva utilizzare essendo il suo punto di forza, il suo carisma. E scusate se è poco.

“Per lei un sovrano avrebbe rinunciato a nascere un cammello si è lanciato in una cruna d’ago smascherando l’acrobata di sabbia in sé sopito”. Canta Lucio in “Però il Rinoceronte”, alcuni commentatori, a riguardo, ritengono che l’acrobata di sabbia sia Mosè. Mi sento di discordare da tale ipotesi. I sostenitori del “Mosè-acrobata” concordano che il passo cui si rifà Lino è l’episodio della cruna e del cammello, quindi la critica alla ricchezza. Gesù dice “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”. Con ciò mettendo in discussione parte dell’impianto legislativo di Mosè e del Vecchio Testamento.

A mio avviso il riferimento è esatto, si mette in discussione il vetero ma nella prospettiva dell’amore.
Il passo cui si riferisce Lino, ovviamente in maniera criptica e secondo una scrittura “a Sandwich” è il passo della Maddalena. L’amore è la molla che ha portato al perdono? Non esattamente e non solo, l’amore è la molla che ha portato a sovvertire la Legge farisea ed ipocrita.
Cerchiamo di capirci riportando il passo. Gesù è interrogato circa il comportamento da tenere nei confronti dell’adultera colta in fragrante (la Maddalena). Essi, per metterlo alla prova, gli dicono che, secondo la legge di Mosè avrebbero dovuto lapidarla. Gesù che fa? Mentre loro parlano scrive sulla sabbia. Il vangelo non ci dice cosa scrive, i Teologi sono discordi, le due dottrine dominanti sono:
Non uccidere, Non commettere atti impuri. Io propendo per la seconda, infatti Gesù scrive sulla sabbia un comandamento previsto da Mosè, un comandamento che, se interpretato alla lettera, in maniera ipocrita, come fanno i Farisei, non è altro che nulla, suscettibile di cancellarsi allo spirare del vento.

Poi il fatto che l’acrobata di sabbia sia in sé sopito riprende chiaramente l’immagine di Gesù che scrive quasi annoiato. L’amore vince, è la vera ricchezza, per questo il cammello passa per la cruna di un ago, l’amore rende possibile l’impossibile.
Sorge a tal punto, perché Gesù, l’acrobata di sabbia, è smascherato? E qui c’è un errore di fondo: Lino fa una inversione: per lei un sovrano (Mosè) avrebbe rinunciato a nascere (a divenire Faraone, come ci racconta la Bibbia) e un cammello si è lanciato in una cruna d’ago (riferimento neotestamentario) e qui c’è una bella virgola, anzi due, è un inciso smascherando, l’acrobata di sabbia smaschera la legge vecchia, e un po’ conformista, quasi da ribelle stanco delle applicazioni letterali.

Ovviamente può apparire un po’ forzata e magari è più convincente che Gesù (l’uomo in sé sopito) smaschera l’acrobata di sabbia (cioè i farisei, che da buoni giuristi erano scaltri, acrobati nell’applicare la legge a loro favore o a favore dei più potenti).
Continua “E per lei qualche atleta contenzioso (o portentoso?), si è battuto, smantellato da solo, crollando coi talenti e i gusti intatti”.
In primo luogo è chiaro il riferimento alla parabola dei denari, all’epoca chiamati talenti e che sono proprio la rappresentazione delle nostre capacità (da allora in poi talento ha assunto tale accezione).
Beh, io credo che la parola sia contenzioso e non portentoso, sebbene contenzioso non è un attributo ma un sostantivo, magari lo usa per riallacciarsi alla Legge, il significato giuridico di contenzioso è noto. “Si è battuto smantellato da solo”, per trovare lei (su chi è questa lei vd infra) cioè senza far fruttare le sue potenzialità, coltivare i talenti.

“Così gli dei sarebbero”, altro pezzo stupendo dell’album. Centinaia di riferimenti alla divinità, ed è interessante constatare come il sacro è posto in rapporto alla quotidianità. Tale canzone è la chiave di volta, le divinità associate alla vita di tutti i giorni da parte di una ragazza, diciamolo, all’apparenza anche un po’ superficialetta.
Ma passiamo al significato, mi sia passato il termine, seppure improprio, “esoterico”, intendiamolo nel senso etimologico.
“Cosa succederà alla ragazza”, pezzo che dà il titolo all’LP poi CD: un commentatore ha argutamente intuito che Lino abbia concepito questo testo facendosi la barba. Parlando di sé, ma in un modo tutto suo, non di sé così com’è ma bensì com’è…il suo nome. Pasquale.

Riferimenti l’alba la barba etc…per supra; “gli uccelli appostatissimi sui rami” ( i corvi, sul Gûlgaltâ), “come chiodi senza quadri alle pareti”…i chiodi, riferimento alla croce? Se facciamo una interpretazione un po’ troppo pindarica e riteniamo i quadri le rappresentazioni religiose, magari, ma è azzardato, proseguiamo ”le corna curve sono due ferventi trafficanti” (le corna, ispirati dal male?) ma chi sono questi trafficanti, ce lo dice subito dopo, “a bassa voce, sotto la croce, sotto la croce”, i soldati romani che si contendono la tunica, azzardato? Proseguiamo “nel loro dialetto antico” aramaico o latino, forse aramaico, perché il latino, sebbene antico, non è un dialetto, perché i soldati romani parlano la lingua del posto? Semplice sono soldati, non generali o tutt’al più centurioni, quindi sono assoldati tra la popolazione locale, ma potrebbe anche essere un latino miscelato e dunque dialettico, essendo il latino, come noto, di facile commistione con le lingue locali, ed ancora, potrebbe essere dialetto perché la lingua colta dell’epoca, anche a Roma, era il greco. Prosegue “nel loro diletto pratico” quale è questo diletto? Il gioco dei dadi, con i quali, pensano di spartirsi le vesti di Gesù.

Poi c’è una presenza femminile, ma prima leggiamo altre sfaccettature che ci riportano alla Pasqua (ad esempio “la vogliono ricoprire di cioccolata”).
Chi è dunque la ragazza? La Maddalena. “La vogliono un po’ scoperta per accertare”, per accertare cosa? Che sia donna? Che una donna possa essere apostolo e possa aver dato una progenie, come narrano alcune leggende praticamente dalla notte dei tempi? Ricordiamoci che la Maddalena assieme a Giovanni e alla Madre di Dio sono gli unici esseri umani che non lo hanno tradito, e sono stati con lui fino alla morte, fin sotto la croce. Poi la questione Giovanni Maddalena è nota, e alquanto strana, c’è magari un riferimento a “La celebre cena e gli invitati” (Cenacolo di Leonardo Da Vinci) di cui discutono in “Estetica”, pezzo del successivo album “Hegel”?
“Che cosa le tocca? Sentire che cosa?” “Gesù, Gesù, che non se ne parli più” “La vogliono servire in bocca” e soprattutto perché inizia con la barba. Perché lo scopo di CSAR è esaltare il femmineo, fare cioè la Barba alla Gioconda, (vd Dadaismo, etc…), ridare dignità alla donna.
Su Cosa succederà alla ragazza, comunque, c’è molto ancora da analizzare, tipo “la gloria all’ottavo”, che significa, gloria esponenziale, troppo banale, gloria all’ottavo, cioè all’ottavo ed ultimo pezzo, “Cosa farà di nuovo” dove la donna è “corpo del suo corpo e sangue del suo sangue”, cioè le si concede finalmente ciò che le spetta, il suo giusto ruolo, nella storia?

Ecco i negozi, riferimenti a Circe, Cleopatra, etc…sin troppo evidenti, donne della mitologia.
Ancora “Però il rinoceronte”. Fa riferimento alla tradizione esoterica osiridea, dell’adorazione della parte femminile di Dio “I riti, i riti, ma che riti d’Egitto?”, buffo, dire ma che […] d’Egitto, significa ma quali riti, eppure dice proprio riti accanto ad Egitto, e che cos’è il rito egizio lo sanno tutti. “Sono io quella ragazza? Infatti è lei” la Maddalena. Su questo punto occorrerebbe una analisi più puntuale. La bellezza sta nel fatto che egli canti “la parola chiave è Rosmarino”, rosmarino che, nel significato esoterico egizio e non solo è simbolo di rigenerazione, resurrezione, immortalità altro richiamo alla Pasqua. Insomma, battisti e Panella aprono artisticamente il Mar Rosso per corrodere il muro di maschilismo ideologico, la donna riacquista dignità, ha accesso a tutto ciò che la sapienza, e con essa la religione, le ha da sempre negato. L’arte si serve dei termini dottrinali usandoli come allegoria del riscatto, un riscatto che usa termini esoterici ed atmosfere urbane ma è tutt’altro che esoterico, quasi giuridico.
Infine “Cosa farà di nuovo”, pezzo della gloria?

Giovanni Di Rubba