L’arma segreta di Bruce Lee

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143850-thumb-full-dne_p219162a_dmax_bruce_leeDa tutte le biografie che sono state scritte su Bruce Lee, si evince indiscutibilmente  che egli era un passo avanti rispetto al tempo in cui viveva, sia nel modo di concepire che di praticare le  Arti Marziali e l’allenamento fisico.

Sarebbe impossibile fare un elenco di tutti gli atleti, icone dello spettacolo e di tutti i praticanti di Arti Marziali che si sono ispirati a Bruce Lee ed i suoi insegnamenti: tutti riconoscono in Bruce Lee un’ icona in quanto egli incarnava la perfetta combinazione fisica, tecnica ed estetica. Ciò  è stato reso possibile dalla concezione che Bruce Lee aveva del suo corpo e della sua salute, aspetti che l’hanno sempre contraddistinto e si sono potuti vedere nei suoi film. Il primo quadro tecnico dello studio di Bruce Lee sulle Arti Marziali, è ben descritto nel suo libro il Tao del Jeetkunedo, che rende un quadro generale su quello che era la sua visione del combattimento: l’unione e la giusta combinazione tra le due culture differenti orientale e occidentale, la comprensione della filosofia spirituale, il tipo di allenamento, la psicologia delle azioni come la difesa e l’attacco.

Bruce Lee ha studiato accademicamente,  analizzando e sintetizzando i processi mentali, applicando teorie fisiche e scientifiche eliminando ciò che era inutile e rivisitando ciò che funzionava. La sua popolarità ha fatto sì che più persone stanno studiando l’effetto delle arti in salute, così come il rischio di lesioni. La ricerca si estende, tra gli altri,  nei settori della scienza dello sport, fisiologia, medicina della nutrizione e della riabilitazione campi in cui, ancora una volta, Bruce Lee era all’avanguardia. In tutto ciò che fece, Bruce Lee prestava molta attenzione ad una formazione adeguata e alla prevenzione degli infortuni. Sapeva che, nonostante il suo fisico e le sue capacità atletiche, doveva allenarsi costantemente e correttamente per evitare lesioni che avrebbero potuto rendere necessaria una pausa dalla formazione. All’attività atletica Bruce Lee affiancava quella cinematografica e  la sua vita era frenetica, ma riuscì a gestire i suoi tempi riuscendo a rendere al massimo nei campi in cui si applicava.

 I medici dello sport rivolgono da sempre la loro attenzione alla la prevenzione degli infortuni. Nelle arti marziali, i praticanti, infatti, sono a grande rischio in fase di atterraggio dopo un salto o dopo una  tecnica. Bruce Lee era ben consapevole di tali pericoli: nel Tao del Jeet Kune Do , si può notare  l’importanza e le strategie per ridurre al minimo il danno e, in particolare, egli delinea esercizi  progettati per aumentare l’elasticità dei tessuti. Egli osservava inoltre che erano necessari esercizi diversi a seconda delle attività e il tipo di allenamento doveva essere modellato sulla base dell’età del praticante.  Egli affiancò al normale allenamento anche un programma di sollevamento pesi. Il  concetto di formazione che non doveva superare la soglia fisiologica dell’atleta  è ideale nella pratica delle arti marziali.

La visione poliedrica di Bruce Lee della pratica sportiva, dei metodi di allenamento e della loro diversificazione rendono il compianto atleta un baluardo preso ad esempio da tanti che era in anticipo sui tempi. Egli praticò molte darti marziali, che incorporavano la consapevolezza della propria salute. Mentre rifletto su di lui, io continuo ad essere colpito dalla sua vasta conoscenza  e dei suoi contributi alle arti marziali, che ha visto come un’arte e una scienza. Seguendo gli insegnamenti di Bruce Lee, siamo in grado di sviluppare in modo più efficiente di potenza intelligente.

 

 

Ernesto Tarchi

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