Napoli: “Ianua spei”, nasce il progetto per aiutare i padri separati

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Ianua-SpeiLo chiamano boomerang kids e colpisce i padri separati o divorziati costretti ad erogare all’ex moglie un assegno di mantenimento. Un effetto boomerang, appunto, che si ritorce sempre più sull’economia maschile se è vero – come segnalano i dati del Centro Studi Università Cattolica – che ben un terzo degli ex mariti è costretto a vivere con un reddito oscillante tra i 400 e i 600 euro mensili. Per costoro, però, a breve si aprirà una porta della speranza, quella promossa dal progetto “Ianua spei” (che in latino significa proprio porta della speranza).

Nello specifico quest’ultimo ruota attorno a tre nuclei fondamentali: un call center diocesano, con tanto di centro di ascolto, prevenzione e cura della crisi di coppia; uno sportello per papà prossimi alla separazione o già separati o divorziati; un centro di accoglienza notturno per i più bisognosi, con percorsi di orientamento all’autoimprenditoria. «Un progetto – come preannuncia Antonio Piccolo, responsabile provinciale dell’Associazione Famiglie Separate Cristiane e componente dell’Ufficio Famiglia della diocesi di Napoli – già redatto, e che a giorni sarà sottoposto al vaglio della Caritas diocesana e all’Ufficio Otto per Mille della CEI (Conferenza Episcopale Italiana)», che sarà chiamato a finanziarlo.

Avv. Montano Antonietta 2Ancora non è dato sapere, invece, dove sorgerà materialmente. Probabilmente in una struttura francescana o una della stessa Caritas diocesana presenti nel napoletano. Quello che è certo, invece, è che il progetto sarà operativo a tutti gli effetti dopo il 30 gennaio prossimo, quando saranno espletate tutte le beghe burocratiche e definiti i diversi ambiti in cui agirà “Ianua spei”. Tra questi sicuramente quello relativo alla tutela dei minori, le vere vittime delle crescenti separazioni, che solo in Campania – stando ai dati forniti dalla Caritas della diocesi di Napoli – sono pari al 70% di tutti i matrimoni religiosi.

«Frequenti, infatti – afferma l’avvocato Antonietta Montano, presidente dell’associazione nazionale Voce Uomo – sono i casi di alienazione parentale, rispetto ai quali la prima e vera vittima è il figlio. Quest’ultimo diventa una specie di pedina nelle mani del genitore alienante (di solito la madre) che effettua sul sangue del suo sangue una vera e propria programmazione, volta al rifiuto dell’altro genitore. Il bambino viene così privato di un diritto fondamentale, statuito dalla legge n. 54 del 2006, ossia del diritto del figlio minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore».

È quanto accaduto, ad esempio, a Luigi, un cinquantenne separato da tre anni e che da sei mesi – causa la perdita del lavoro – è Antonio Piccolocostretto a vivere in auto. A lui l’ex coniuge vieta di vedere la figlia di dodici anni, anche perché «vista la mia situazione economica sempre più precaria – ammette commosso – ho dovuto sospendere anche l’assegno di mantenimento. Così ora mia figlia mi viene praticamente nascosta. Anche all’uscita di scuola mi è a dir poco impossibile avvicinarla. Una rivendicazione assurda e senza senso».
È proprio per evitare simili situazioni, tra gli altri lodevoli intenti, che è stato pensato il progetto “Ianua spei”: «Per dare una risposta concreta – chiosa il dott. Piccolo – alle sempre più numerose domande che arrivano nel nostro territorio».

Michele Di Matteo