Camorra scatenata a Napoli? No di più. In una città dove persino agli autobus è interdetto l’accesso in certe zone periferiche si continua a sparare tra la gente e a compiere attentati intimidatori a suon di bombe come se tali fenomeni criminali facessero ormai parte dei costumi folcloristici locali.
Teatro delle ultime vicende di mala via Imbriani e l’ormai tristemente nota Cavalleggeri dove sono stati esplosi contro un appartamento numerosi colpi di pistola e kalashnikov dopo il lancio di numerose bottiglie molotov. Siamo a Napoli eppure sembra di assistere ad episodi bellici mediorientali: una guerra talmente feroce e costante da essere quasi paradossalmente accettata dai napoletani che nella stragrande maggioranza dei casi commentano rasseganti : “ Cosi deve andare”.
D’altro canto a chi rivolgersi in un paese dove persino alla gravissima provocazione del parroco di Forcella don Angelo Berselli in relazione ad una maggiore efficienza della camorra rispetto allo Stato le Istituzioni competenti hanno vergognosamente taciuto come se la questione non infangasse i più alti principi della Repubblica. Non basta riempire la città di uniformi per sconfiggere un nemico dalla capacità offensiva letale e talmente ramificato nelle istituzioni, nel mondo politico e imprenditoriale da confondersi spesso con le stesse. Come sperare nella Scuola e nell’associazionismo quando quotidianamente l’onesto contribuente si trova a fare i conti con strutture fatiscenti e dispersione sociale senza precedenti.
Gli stessi insegnanti, chi è vicino alla categoria è ben a conoscenza del fenomeno, appaiono spesso demotivati nei confronti di uno Stato che ha chiesto agli stessi ad oggi un prezzo enorme per inserirsi nel mondo del meritato lavoro per poi offrire di contro poco o nulla. In sintesi : se l’inferno è l’impossibilità della ragione ci siamo dentro fino al collo.
Alfonso Maria Liguori









