Terme di Stabia, ex lavoratori impugnano i licenziamenti: dossier in Procura

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terme conferenza

Hanno impugnato il licenziamento, trasmesso un dossier in Procura e annunciato battaglia. Un nutrito gruppo di ex lavoratori di “Terme di Stabia spa”, la municipalizzata del Comune di Castellammare fallita quasi un anno fa, ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto della situazione, ripercorrere le tappe dal crac ad oggi e puntare sul rilancio del settore in città. Relatori, per l’occasione, sono stati Mario D’Amora, Felice Celoro ed Alfonso Elefante.

“Il dramma dei lavoratori inizia con il fallimento. – hanno spiegato – Tutti sanno che il concordato è stato rigettato per evidenti responsabilità da parte dell’amministrazione comunale di Nicola Cuomo (caduta pochi mesi fa, ndr). Il Tribunale di Torre terme confe2Annunziata ha nominato Massimo Sequino curatore fallimentare, il quale si era attivato per tutelare livelli occupazionali. La trattativa con Comune e Sint (altra partecipata proprietaria del complesso del Solaro, ndr) è andata avanti per oltre due mesi fino a quando la stessa Sint ha presentato un’istanza per la restituzione dello stabilimento delle Nuove Terme. Il curatore, senza stabilimenti, è stato costretto a firmare i licenziamenti. A luglio gli ormai ex lavoratori hanno messo in mora la Sint, – hanno continuato gli ex termali – chiedendo l’attuazione del ‘trasferimento d’azienda’ in virtù di una convenzione stipulata negli anni ’60. Sint, invece, aveva chiesto la restituzione del compendio immobiliare senza forza lavoro. Abbiamo perciò impugnato i licenziamenti dando mandato allo studio legale Abignente di Napoli (il titolare è Angelo Abignente, professore ordinario presso l’Università ‘Federico II’ di Napoli, ndr)”.

Tornando al caso della restituzione delle Nuove Terme, Sint dopo aver richiesto a gran voce lo stabilimento, lo ha poi “rifiutato” pretendendo un intervento manutentivo da parte della curatela poiché il complesso era stato preso di mira da vandali e ladri dopo il fallimento di Terme, partecipata che lo gestiva. La restituzione, comunque, è stata confermata dal giudice che si sta occupando del fallimento, Valentina Vitulano, il 4 febbraio scorso.

“Il termalismo a Castellammare deve ripartire – hanno detto gli ex termali – e sembra che anche la commissione prefettizia voglia perseguire questa strada. Dobbiamo comunque sottolineare che tutto quanto accaduto, tutte le anomalie che abbiamo registrato prima e dopo il fallimento, sono all’attenzione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata alla quale abbiamo consegnato un corposo esposto. L’obiettivo è fare luce sul fallimento e sul tentativo di evitarlo”.

Stando alle ultime indiscrezioni l’inchiesta sarebbe già partita con delega ad effettuare le indagini sul campo alla compagnia dellagdf terme2 guardia di finanza di Castellammare. Terme di Stabia spa ha varcato le soglie della sezione Fallimentare del Tribunale di Torre Annunziata per i debiti che sfiorano i quattordici milioni di euro il 23 marzo scorso quando i giudici hanno decretato il crac, che ha poi portato al licenziamento di oltre cento persone.

Nei mesi che hanno preceduto il fallimento, l’amministrazione del sindaco Pd Nicola Cuomo aveva predisposto un piano di rateizzazione del debito, poi rigettato dal Tribunale,. Più volte i termali hanno puntato il dito contro il piano di rientro, il cosiddetto concordato, contenente le cause del dissesto, la condotta del debitore, le garanzie offerte ai creditori. La proposta concordataria, dopo aver passato un primo step, è stata dichiarata inammissibile dal Tribunale Fallimentare.

La cronistoria particolareggiata degli ultimi anni di gestione del complesso è finita nel dossier che gli ex lavoratori di Terme di Stabia hanno inviato in Procura. In sostanza, i termali hanno chiesto alla magistratura di fare luce sull’intero percorso che ha portato al crac l’azienda che gestiva un patrimonio immenso. L’invio dell’incartamento ha inoltre l’obiettivo di verificare eventuali profili di responsabilità nella gestione di Terme da parte dei vertici e nel procedimento attivato dal Comune per cercare sulla carta di “salvare” la municipalizzata dopo averla messa in liquidazione.

Nelle mani dei pm ci sono decine di documenti che riguardano anche Sint, la partecipata stabiese proprietaria del complesso del Solaro. Gli ex dipendenti di Terme hanno riassunto i cinque anni che hanno preceduto il fallimento: ora toccherà alla Procura verificare se Comune e municipalizzata abbiano agito nell’esclusivo interesse della collettività, tutelando il patrimonio e le casse dell’azienda, e in quello dei lavoratori, licenziati nel luglio 2015.

Francesco Ferrigno