Castellammare, Paolo Carolei lascia il “41 bis”

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carcere catanzaroLascia il carcere duro Paolo Carolei, 45 anni, considerato fino a qualche anno fa uno degli esponenti più pericolosi del clan di camorra dei D’Alessandro.

Carolei ha dunque lasciato il carcere de L’Aquila, dov’era detenuto al “41 bis”, per raggiungere il penitenziario di Catanzaro, dove sarà sottoposto al regime ordinario con meno restrizioni sia per le visite esterne sia per i contatti con gli altri detenuti.

Il ministero di Grazia e giustizia non ha rinnovato il carcere duro a Carolei: in Calabria sconterà 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. La condanna gli è stata inflitta nel 2014 dalla Corte di Cassazione a seguito dell’inchiesta “Golden Gol” di Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli e carabinieri del gruppo di Torre Annunziata e della compagnia di Castellammare.

Le indagini portarono, nel 2010, a numerosi arresti: in quell’occasione le autorità portarono alla luce il cosiddetto “patto d’acciaio” tra il clan D’Alessandro di Castellammare e la cosca Di Martini-Afeltra dei monti Lattari. Un patto nel quale Carolei, alias “Paoluccio”, aveva un ruolo da protagonista insieme al boss Leonardo Di Martino, detto “‘o lione”: l’alleanza fu suggellata dalla relazione sentimentale dei loro figli.

In “Golden Gol” gli inquirenti considerarono Paoluccio un boss astuto e spietato. Killer storico del clan Imparato durante la faida che paolo caroleiinsanguinò Castellammare a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 ed ex affiliato della cosca dei Cesarano, si presentò qualche anno fa davanti ai cancelli del commissariato di polizia di corso De Gasperi in segno di rispetto nei confronti del boss Pasquale D’Alessandro in manette.

Scalò rapidamente la scala gerarchica della cosca del rione “Scanzano” grazie agli arresti eccellenti dei familiari del defunto mammasantissima Michele D’Alessandro, ma non solo. Secondo le autorità, Carolei prese in mano le redini degli affari in un momento poco favorevole per il clan allo sbando dopo le catture di Pasquale e Vincenzo D’Alessandro.

Nella sua abitazione i carabinieri rinvennero una cartellina che contenente le pagine di trascrizione degli interrogatori resi all’Antimafia dai collaboratori di giustizia Raffaele Polito e Michele Spera nell’ambito delle indagini sull’omicidio del consigliere comunale del Pd Luigi Tommasino, avvenuto a Castellammare nel 2009.

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