Napoli e Caserta, camorra: il caso della sparatoria in discoteca

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sparatoria discoteca villa liternoAvevamo dalle pagine del giornale denunciato la presenza sul territorio di Napoli di pericolosi boss di camorra in erba, armati e violenti, pronti a tutto pur di affermarsi nelle logiche perverse della criminalità organizzata. Ancora una volta non ci sbagliavamo: a sparare in una discoteca di Villa Literno l’11 ottobre del 2015 sono stati tre giovanissimi di Forcella, rispettivamente Salvatore Cacace, Fabio Rivieccio, Antonio Napoletano meglio noto con lo pseudonimo di “o nannone” e particolarmente noto alle forze dell’ordine.

Tutti e tre i protagonisti di questa brutta vicenda sarebbero in forza al clan “Sibillo” attivo nel centro storico e all’epoca in aperta guerra con la famiglia Mazzarella per il controllo dello spaccio di stupefacenti nella zona. Al di la delle considerazioni legate al degrado in cui giovanissime vite vengono arruolate dal malaffare inorridisce l’idea che si sia potuto sparare all’interno e all’esterno di una discoteca popolatissima con estrema disinvoltura per futili motivi.

Ancora una volta solo per miracolo una brutta vicenda non si è tramutata in tragedia, ancora una volta famiglie in pena costrette a negare ai propri figli l’accesso a locali notturni perché, purtroppo, frequentati da pregiudicati e delinquenti senza scrupoli. Spietati e spesso cocainomani i nuovi piccoli boss stanno da tempo seminando il terrore all’interno di una comunità che non sa più a chi rivolgersi per ottenere giustizia.

Inutile la militarizzazione di Napoli, la presenza massiccia delle forze di polizia se non si da il via a concrete campagne di sensibilizzazione che attraverso le scuole, le associazioni e le parrocchie da un lato formino qualitativamente i giovani e dall’altro aiutino gli stessi a inserirsi nel mondo del lavoro.

Senza lavoro, senza educazione sociale la guerra con la camorra è persa in partenza. Troppo forte l’assistenzialismo economico del “sistema” ai disperati per avvicinare le fasce esposte della società alle istituzioni, troppo grande il divario tra chi può e non può a Napoli per dissuadere i giovani dal perseguire la logica di strada . Avvilente sentire ancora tra i vicoli (e non solo) sussurrare: “La camorra il mezzo rubato lo ritrova, ti fa rispettare, ti sfama… lo Stato no”.

Su queste amare parole i signori politici dovrebbero compiere attento esame di coscienza tentando di salvare il salvabile ed evitando nel contempo che migliaia di giovani vite vengano inesorabilmente condannate a morte.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.