Sorrento: maltempo? Scusa buona per tagliare alberi

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Il forte vento che ha soffiato nella giornata di domenica ha causato una serie di inevitabili danni in penisola sorrentina. Tra le tante cose crollate per le forti raffiche (vetrate, insegne pubblicitarie, lampioni, tegole, cornicioni, canne fumarie, lamiere, ponteggi, ecc.) a fare scalpore e notizia sono però soprattutto gli alberi. Questi danni arrecati alla vegetazione dagli eventi meteorici, denuncia il Wwf Terre del Tirreno, sono troppo enfatizzati e presi a pretesto per operare abbattimenti e tagli indiscriminati di importanti essenze arboree.

“E’ bene chiarire – spiegano gli ambientalisti – che ogni qualvolta il vento abbatte un albero, per almeno il 90% dei casi si tratta di alberi già sofferenti per cause fitosanitarie (cioè piante già ammalate) o antropologiche (danni causati dall’uomo). Sono sempre le piante con problemi di salute a crollare, indipendentemente da altezza, inclinazione e forma, mentre per quelle sane le probabilità sono sempre bassissime. Per la sicurezza dei cittadini quindi occorre mantenere le piante sempre nelle condizioni migliori (per esempio potandole il meno possibile o mai) e tenerle sotto un controllo periodico.

Ci eravamo illusi che fosse finito a Sorrento il tempo della motosega facile e si fosse inaugurata una nuova era di “pax-arborea”, ma i fatti degli ultimi tempi ci fanno tristemente ricredere. Dopo il primo puntuale imprevisto forte vento ecco riecheggiare, come in un disco rotto, la frase magica che fa scattare l’allarme: “perché poi se cade chi se la prende la responsabilità?” Ed è così che la leggenda degli alberi killer continua a decretare la condanna spicciola, senza diritto di replica, del patrimonio arboreo sorrentino. E’ toccato di recente al bellissimo e argenteo Cedro dell’Atlanta (Cedrus atlantica) che vegetava dritto e vigoroso sul Corso Italia a Sorrento (a fianco di Fotocenter) ma che secondo l’agronoma comunale non poteva reggersi in piedi a causa di una cavità riscontrata alla base del tronco. Segato di netto. La natura aveva impiegato 40 anni per farlo crescere, l’uomo 40 minuti per farlo a pezzi. Peccato solo che dalla sezione del taglio la fantomatica cavità evidenziata non appariva tale da destare reali preoccupazioni.

Ed ora ci risiamo: è bastato che qualcuno (?) notasse un sospetto spostamento del terreno alla base dell’albero della canfora (Cinnamomum camphora), posto nell’aiuola di via degli aranci, per far scattare la dendrofobia comunale e mettere in moto la lucrosa macchina dell’emergenza.

La cosa che più lascia amareggiati e la mancanza di buon senso e l’arroganza dimostrata. Bisogna chiarirci una volta e per tutte: qual è lo scopo di questi repentini interventi in somma urgenza? Eliminare un temuto pericolo o eliminare gli alberi? Perché nel caso dell’esemplare di canfora sarebbe stato assolutamente possibile salvare la pianta con una potatura di alleggerimento e un ancoraggio, oppure prevederne uno spostamento in altro sito visto il valore economico della pianta stimato in 10.000 euro. In quanto alla sospetta inclinazione dell’albero a confrontare le immagini di ieri e di oggi essa sembrerebbe inesistente.

Questo vuol dire la pianta (potata scriteriatamente nel 2009 per dare la “vista” ai balconi confinanti) ha resistito al forte vento, ciononostante in un blitz messo in atto al buio e sotto la pioggia, sotto gli occhi vigili della polizia municipale, non sappiamo a quale titolo, su ordine del tecnico è stata velocemente abbattuta. E’ chiaro che taluni amministratori dimenticano l’enorme valore degli alberi in città, ignorando che essi sono patrimonio della collettività e non si possono gestire sull’onda emotiva, dell’urgenza o, peggio, seguendo gli umori di “clienti e dirimpettai” più o meno amici dell’assessore di turno.

L’impressione che si ha è che non si voglia “gestire” al meglio la materia, ma solo scaricarsi da ogni responsabilità e trovare il modo per abbattere gli alberi. Per far ciò ci si è affidati agli agronomi, ma al primo forte vento gli alberi hanno ripreso a crollare e, ancora una volta, per risolvere il problema si sono messe in azione le motoseghe.

E’ il modo di operare che appare assolutamente deleterio e devastante. Il comune di Sorrento ha speso centinaia di euro dei contribuenti in perizie utili solo a dimostrare la paventata pericolosità di taluni alberi, forse più “fastidiosi” che realmente pericolosi, magari perché semplicemente alzavano i marciapiedi o occludevano la vista della strada e della vetrina? Che ci sia qualcosa che non quadra lo si intuisce assistendo impotenti all’ennesimo crollo di una Palma, in piazza Vittoria, nonostante la supervisione dell’agronomo comunale. Questo può significare solo due cose: o il crollo di un albero non è prevedibile (e allora a cosa serve la perizia?) oppure l’agronomo non è in grado di prevederlo (e allora a cosa serve l’agronomo?) Delle due l’una. O forse entrambe?

Quello che stiamo cercando di fare da anni con il Wwf è di condurre la problematica ad un approccio che sia realmente scientifico. Di perizie fatte con superficialità (spesso col “copia e incolla”) e di condanne a morte “spicciole” ne abbiamo viste fin troppe. Se tanti alberi giudicati “pericolosi” sono ancora in piedi è solo perché, sollecitati dai cittadini, ci siamo intromessi nella vicende pubbliche o private, dimostrando le lacune, la superficialità e la scarsa attendibilità di talune perizie prodotte.

Invece di preoccuparsi di abbattere gli alberi sarebbe auspicabile che una città come Sorrento, meta di migliaia di turisti da tutto il mondo, cominciasse ad applicarsi per restituire decoro al suo verde urbano implementando il patrimonio arboreo e progettando nuove aiuole e parchi naturali.

Per dare un senso della sciattezza ambientale di Sorrento basti pensare che delle centinaia di esemplari di Palme morte, a causa del famigerato Punteruolo rosso, nessuna è stata sostituita … nella migliore delle ipotesi la base delle palme tagliate è stata utilizzata come portavaso.”