Agguato a Pianura, freddato il reggente dei Pesce-Marfella

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pianura omicidioL’ombra del gruppo criminale capeggiato dal ras Alessandro Giannelli dietro l’agguato costato la vita a Giuseppe Perna, avrebbe compiuto 41 anni il prossimo luglio, considerato reggente del clan Pesce-Marfella operante a Pianura.

Intorno alle 19,00 di sabato un commando armato ha fatto irruzione in un pub situato nel popolatissimo quartiere in via Torricelli sorprendendo il ras  che inutilmente ha tentato di scappare dal locare. La fuga di Perna si è interrotta sull’uscio del pub dove i sicari hanno freddato il boss con quattro colpi di pistola al volto e alla testa.

Giuseppe Perna
Giuseppe Perna

Niente da fare per la vittima morta sul colpo: agguato in pieno stampo camorristico con dinamica più che collaudata. I due killer sarebbero giunti a bordo di uno scooter parcheggiato nei pressi del pub: uno di guardia alla porta del locale l’altro esecutore materiale dell’ennesimo delitto di camorra che riaccende pericolosamente i riflettori sulla guerra in atto tra il gruppo Giannelli originario di Cavalleggeri, alleato con i Sorianiello di Soccavo e i Romano di Pianura, contro i Vigilia e i Pesce-Marfella sempre di Pianura.

In sintesi è scontro aperto: Cavalleggeri, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo, tutti teatri bellici   tra vecchie famiglie e nuovi boss emergenti tra cui spiccherebbe il nome indiscusso di Alessandro Giannelli  (attualmente detenuto).

Si temono ora rappresaglie in risposta a quello che gi inquirenti già definiscono omicidio eccellente: questa volta potrebbe toccare a qualche membro proprio del gruppo Giannelli in quel di Cavalleggeri o nella vicina Bagnoli dove non sarebbe passato inosservato l’omicidio di Pasquale Zito colpito da un commando nei pressi di un noto bar della zona intorno alle 24,00 con otto colpi di pistola mentre era in macchina. Trasportato  in condizioni disperate all’ospedale San Paolo dal padre che abita proprio nella zona teatro dell’agguato, Zito è spirato tra le grida disperate di familiari e amici accorsi nel nosocomio partenopeo.

Vendetta, sete di potere, bramosia di denaro, controllo assoluto degli affari illeciti in quest’area di Napoli: gli ingredienti ci sono tutti per gettare i residenti nel panico, per temere nuovi agguati a qualsiasi ora del giorno e ovunque a discapito della qualità d’esistenza degli onesti cittadini.

Ci duole sottolineare come ancora una volta avevamo anticipato dalle pagine del giornale quanto poi accaduto: forse allora veramente la risposta delle istituzioni dovrebbe essere più incisiva e non limitarsi ad un’inutile militarizzazione di Napoli.

Alfonso Maria Liguori

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