Vesuvio: 66 terremoti a febbraio

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L’Osservatorio Vesuviano, sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geochimica e Vulcanologia (Ingv), ha da poco diffuso i dati relativi alla sorveglianza vulcanica del mese di febbraio 2016.

La situazione del nostro Vesuvio appare stazionaria, il “gigante addormentato” continua a dormire senza mostrare segni preoccupanti di un imminente risveglio.

Nella normalità del suo essere un vulcano attivo i ricercatori hanno rilevato al Vesuvio numerosi piccoli terremoti, nulla di veramente significativo, e una grande mole di dati che confermano lo stato di quiescenza.

“Al Vesuvio – spiegano i ricercatori nel bollettino emesso dall’Ingv Osservatorio Vesuviano – permane una lieve sismicità di fondo ed un’assenza di deformazioni riconducibili a sorgenti vulcaniche. I dati delle telecamere termiche e le analisi geochimiche non evidenziano variazioni significative alle fumarole presenti sul versante del cratere.”.

Per quanto riguarda la sismicità “nel corso del mese di febbraio – proseguono i ricercatori – al Vesuvio sono stati registrati 66 terremoti. È stato possibile determinare l’epicentro di 53 eventi. La magnitudo massima registrata è stata pari a 1.1 – due gli eventi di questa intensità uno registrato venerdì 19 alle ore 2:28; l’altro mercoledì 24 alle ore 4:26  – Non si evidenziano trend significativi nei parametri sismologici.”

Stessa considerazione per il monitoraggio termico, i dati raccolti evidenziano “una sostanziale stabilità del campo di temperatura superficiale nell’area d’analisi.”.

Circa l’analisi dei dati geochimici, rilevati tramite  una stazione installata sul bordo cratere che misura il flusso di anidride carbonica (CO2) dal suolo, la temperatura della fumarola principale e il gradiente di temperatura del suolo, – i ricercatori dell’Ingv fanno sapere che – “le indicazioni fornite dalla geochimica dei fluidi sono di una sostanziale stabilità dei trend precedentemente osservati, con variazioni di lieve entità ed ancora non chiaramente interpretabili.”.

A breve – precisano i tecnici – sarà attivato anche “un contratto con una figura professionale specifica per potenziare il monitoraggio in area di fondo cratere, attraverso l’installazione di una nuova stazione geochimica multiparametrica”.

Infine, i parametri relativi alla deformazione del suolo – concludono i ricercatori – “non evidenziano deformazioni imputabili a fenomeni vulcanici”.

Ferdinando Fontanella

Twitter: @nandofnt