Polemica Circum, i lavoratori: “Chiusi a Pasqua da oltre 50 anni”

240

circumvesuviana

La chiusura della Circumvesuviana, alle ore 13, nel giorno di Pasqua ha fatto scoppiare tantissime proteste sia da parte dei viaggiatori, sia da parte degli operatori turistici che non hanno potuto far spostare in tutta tranquillità i tanti visitatori che si erano recati nei siti archeologici vesuviani.

Protesta portata avanti anche dal Movimento 5 Stelle con Valeria Ciarambino che ha invitato “il presidente De Gregorio (nominato ai vertici dell’Eav per meriti di campagna elettorale pro De Luca) innanzitutto a scusarsi a nome dell’azienda con le migliaia di turisti lasciati irresponsabilmente a piedi e poi, cosa più importante, a dimettersi immediatamente, per non dire nascondersi”.

Accuse mosse alla Regione, all’Eav, ai lavoratori. Ma, proprio quest’ultimi, non ci stanno: attraverso un comunicato del sindacato OR.S.A. hanno espresso tutta la loro rabbia e soprattutto hanno attaccato tutti coloro che hanno detto e scritto che a Pompei sono arrivate circa 11000 persone che poi non hanno potuto fare ritorno nei loro alberghi in costiera sorrentina o nel capoluogo campano: “Rimane un mistero visto che in questi giorni non sono stati venduti così tanti biglietti per questa località e, soprattutto, considerando che nell’arco temporale in cui i treni hanno circolato, e considerando la capienza dei 20 treni transitati da Pompei, al massimo essi hanno potuto trasportare non più di 6000 persone con o senza biglietto”.

L’episodio, secondo i lavoratori, è stato ingigantito da parte degli organi di informazione perché è da “oltre 50 anni che, nel giorno di Pasqua, questo fatto avviene. L’origine di questa chiusura nasce dal fatto che oltre 50 anni fa erano pochissimi i viaggiatori nel giorno di Pasqua (ed anche il 25 dicembre), specialmente in un paese cattolicissimo, quale era l’Italia dell’epoca, così come pochissimi erano i turisti (gioverebbe ricordare della chiusura, fino qualche anno fa, dei bar e dei ristoranti) per cui, per risparmiare, fu deciso di non far viaggiare i treni vuoti: da allora nulla è cambiato, nel senso che chi poteva proporre queste modifiche (e non certo i sindacati, ma la politica miope che la fa da padrone in Campania) non ci ha mai pensato”.

Il motivo per il quale il servizio non fu ripristinato nel giorno di Pasqua, dopo che i numeri dei turisti iniziarono notevolmente a crescere, riguarda la paga di ogni singolo lavoratore: a livello contrattuale, la domenica pasquale sarebbe stata pagata ai lavoratori come una domenica qualsiasi, cioè sei euro lorde (sei euro per tutta la giornata e no per ogni ora di lavoro).

I punti su cui si batte il sindacato sono quattro: “Dalla regione Campania la storia della riduzione del servizio è voluta e risaputa, per cui non hanno alibi, visto che il contratto di servizio lo impongono loro; dall’EAV si sarebbe potuto fare una maggiore informazione, visto che c’è un dirigente solo per il “marketing” (e rimane attualmente un mistero cosa faccia) che guadagna i suoi (circa) 100 mila euro all’anno; dalla soprintendenza e dall’ente turismo le cose sono stra-sapute, visto che da oltre 50 anni questa riduzione del servizio viene fatta; gli operatori turistici lo sanno benissimo, come lo sanno gli alberghi della costiera e di Napoli”.

Un caso che in realtà poteva benissimo non essere creato perché si tratta di un problema che ormai dura da mezzo secolo e gli unici che potevano fare qualcosa per ripristinare il servizio era la Regione che, insieme all’EAV, doveva trovare una soluzione sia per i lavoratori sia per i viaggiatori.

Gennaro Esposito

Share