Castellammare, “Libera”: “Non vendete il libro di Salvo Riina”

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“Chiediamo alle librerie non solo di non vendere il libro di Salvo Riina, ma anche di dare un forte segnale esponendo un cartello in cui si sottolinea il rifiuto a vendere tale libro”. Così in una nota i rappresentanti del presidio di Castellammare di “Libera – A. Vallefuoco, R. Flaminio, S. De Falco”.

“Intendiamo assumere una netta posizione nei confronti della biografia della famiglia Riina – si legge nel comunicato – pubblicata dal figlio del noto boss mafioso Totò Riina, capo di ‘Cosa Nostra’ dagli anni ’80 agli anni ’90, mandante delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, nonché responsabile della morte di centinaia di innocenti. Invitiamo dunque con questa lettera recapitata ad ogni libreria sul territorio, a schierarsi insieme a noi con indignazione nei confronti di un libro del genere, esortandole ad esporre un avviso in cui è espressamente chiarito che non sarà possibile acquistare o ordinare quest’ultimo”.

“In accordo con le parole di Luigi Ciotti, fondatore di ‘Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie’, non possiamo come presidio locale – si legge, invece, nella lettera inviata alle librerie di Castellammare di Stabia – non esprimere il nostro dissenso nei confronti di un libro che racconta la vita del boss mafioso Totò Riina nei panni del buon padre di famiglia prodigo di affetto nei confronti dei propri familiari. Dobbiamo provare sdegno nel rispetto di chi i propri familiari li ha persi a causa di uomini del genere, un libro, altissimo strumento di diffusione della cultura, velato di ipocrisia che getta sale su ferite aperte e, come dice Don Ciotti ‘non aiuta a dissipare le ombre che ancora avvolgono le stragi di mafia e la rete di complicità, omissioni e silenzi che le ha favorite’.

Noi come presidio stabiese di Libera pensiamo che non sono questi gli strumenti culturali di cui abbiamo bisogno, non sono questi i libri che vogliamo vedere esposti nelle biblioteche della nostra città. Per questo invitiamo le librerie locali e sul territorio a riflettere se vale la pena per un subdolo guadagno, vendere e diffondere le bugie sotto cui si cerca di insabbiare i più grandi dei crimini. Se vale la pena infangare la memoria di Salvatore, Paolo, Pio, Alberto, Rosario, Annalisa, Antonio e tutti quelli che ingiustamente sono stati strappati dalla vita e ai propri cari da uomini che hanno fatto del proprio interesse l’unico senso di giustizia. Chiediamo quindi alle librerie, non solo di non vendere il libro di Riina, ma anche di dare un forte segnale esponendo un cartello in cui si sottolinea il rifiuto a vendere tale libro. Perché non sono queste le storie che vogliamo leggere”.