Saviano, chiusa la XII edizione teatrale con “E fuori nevica”

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2016-05-08 20.41.40Chiude il sipario sulla Rassegna teatrale con un bilancio positivo in termini di consenso di pubblico; ultimo appuntamento per poi ripartire nella prossima edizione. “…E fuori nevica!” è una commedia scritta nel 1995 da Vincenzo Salemme su un’idea di Enzo Iacchetti.


È il lavoro, per il palcoscenico savianese, per la regia di Gianni Parisi, proposto dal gruppo teatrale “Gli amici del Sig. G”, gruppo proveniente da San Gennarello di Ottaviano, che ha chiuso la XII edizione, Rassegna città di Saviano dedicata la teatro.

Sulla scena sono sì solo quattro i protagonisti ma la vivacità del racconto è sconvolgente: Luigi De Risi, Felice De Falco, Alfonso Annunziata e infine Antonio Franzese; questi i nomi degli attori. La commedia diretta e interpretata dallo stesso autore, è stata rappresentata in due diverse edizioni la seconda con Maurizio Casagrande nel ruolo del notaio, Carlo Buccirosso e Nando Paone. La versione proposta dal “Gli amici del Sig. G” è una particolare rielaborazione e personalizzazione senza riproduzioni di sorta, che introduce nuove situazioni e battute sceniche senza alterarne il significato espressivo.

Ad un certo punto del racconto il termine “Habblate!” che assume un significato di primo piano. Il termine, che nella traduzione dallo spagnolo significa “Parlate!”, è una parola che il personaggio del notaio butta lì a caso e genererà degli studiati effetti comici, più che esilaranti equivoci. Procedendo con ordine, protagonisti della vicenda sono tre fratelli, che si ritrovano dopo la morte della madre per prendere visione del testamento. Le condizioni testamentarie gli obbligano, pena perdere i relativi vantaggi, a condividere lo stesso appartamento fatto anche di un angolo cucina e un salotto che da su un balcone esterno. Al centro della scena gli egoismi familiari, l’egocentrismo, la non amorevole condizione verso un fratello più sfortunato; vite di personaggi non certo ideali ma più che mai disordinate.

I protagonisti del racconto scenico sono Francesco detto Cico, il fratello malato mentale, Enzo, che crede, ed è il solo a crederci, essere un grande cantautore; è andato via di casa in giovane età, e Stefano Righi, che è in perenne inquietudine; ha una fidanzata, che non conosce abbastanza, per una serie di circostanze, con la quale si dovrebbe sposare. Non riesce nemmeno a parlarci al telefono! Sembra, ed è, un fidanzamento per corrispondenza! Enzo è preda del vizio, del gioco, delle scommesse, dove sperpera senza sosta, indebitandosi ovviamente. Nel finale, si scopre che la madre dei protagonisti è morta per un’overdose di morfina. Enzo e Stefano, intuiscono chi è stato; si rivolgono così al notaio di famiglia, a cui manifestano l’episodio, la loro terribile scoperta. In seguito, in una concitata scena, Cico terrà, solo per un poco, un attimo, in ostaggio il notaio, intimidendolo con la pistola del padre, ex-comandante di polizia, scomparso anch’egli.

E così Enzo e Stefano decidono di proteggere il loro fratello ma al tempo stesso riconoscono, con preoccupazione, la sua pericolosità sociale. La decisione è inequivocabile, quella di rinchiuderlo in una clinica specializzata. Cico, non gradisce affatto la soluzione; ha più di qualche, sì problema di comprensione ma per le cose che gli riguardano da molto vicino è tutt’altro che sprovveduto; nella sua comunque e consolidata “follia” vuol restare assieme ai fratelli; dopo tutto non ha altro che loro al mondo; in tal modo compie così qualcosa di atroce.

La commedia che vive la sua comicità si troverà sì ad una svolta nel suo epilogo: un improvviso imprevisto che cade raggelando il clima della narrazione. Tutto poteva esser aspettato; ma non la morte di tutti i protagonisti principali della vicenda. L’opera che è una commedia dinamica si trova a vivere, nel finale, la sua situazione di improvvisa staticità eterna, quella di un triplice omicidio: la terribile soluzione, del personaggio di Cico, è ottenuta nell’introdurre, in dei bicchieri riempiti di liquore limoncello, per un brindisi di addio, di una partenza che non avverrà mai, una dose mortale di morfina.

Nello spettacolo vi sono alcuni personaggi che vengono citati ed hanno la loro vitale importanza nel racconto ma non compaiono,incredibilmente, mai in scena: è il caso di Giacomo Furia, l’allibratore clandestino, un omaggio ad un noto attore, Nora sopranominata “Bambola”, “fidanzata sì ma non di alta moralità” di Stefano, la signora Vitiello, la mamma di Nora ed altro. Vengono indicati anche quattro nomi di cavalli in gara nelle sfide su cui l’allibratore clandestino Furia fa giocare d’azzardo e che hanno nomi più che caratteristici.

Inoltre, vengono menzionati nello svolgimento della trama, la modella Claudia Schiffer il conduttore Pippo Baudo, e infine l’illusionista David Copperfield. Verso la chiusura definitiva del sipario i tre protagonisti sono morenti, inerti come oggetti inanimati, sul loro divano di casa; Cico trova comunque con le ultime forze che gli rimangono, di dire, per l’ultima volta, delle parole che risuonano vane e che hanno un vasto eco; una frase che ripete spesso: “È finito il teatrino!”.

Antonio Romano